Anche il 2025 si è concluso con una scia di sangue, uomini uccisi da compagne, mogli, fidanzate, spesso ex, vittime della violenza di genere la cui uccisione è stata di fatto censurata dai grandi media e ignorate da quanti dibattono di questo tema. A loro si aggiungono decine di ferimenti, anche gravi, in questa sequenza rendiamo conto dell’elenco delle uccisioni avvenute nel corso dell’anno appena trascorso e dell’epilogo giudiziario, verificatosi nel corso del 2025, di maschicidi risalenti ad anni precedenti.
1) Il primo maschicidio dell’anno è avvenuto a Bovisio Masciago, in provincia di Monza, dove la 33enne Stella Boggio ha accoltellato al petto il compagno Marco Magagna, 38 anni, operaio. Il maschicidio è stato commesso nella notte tra lunedì e martedì nell’abitazione della coppia in Via Tonale. La donna, madre di un bambino di 8 anni avuto da un’altra relazione, ha chiamato lei stesso i soccorsi dopo aver accoltellato a morte il fidanzato. Come si legge sui suoi profili social la donna lavora come “interior designer”. Marco Magagna è morto poco dopo essere arrivato al pronto soccorso dell’ospedale di Desio, lei è stata arrestata dai carabinieri adesso si trova agli arresti domiciliari
2) Ha ucciso il marito infilzandogli un cacciavite nell’inguine, il maschicidio è avvenuto nel tardo pomeriggio del 30 dicembre a Pachino, nel siracusano. L'uomo, un trentenne del Mali, poco dopo l’accaduto è stato poi trasportato al pronto soccorso dell'ospedale 'Di Maria' di Avola, ma per lui non c'è stato nulla da fare. La moglie anche lei trentenne, sua connazionale, lo ha aggredito dopo un litigio relativo alla gestione del figlio di 2 anni che adesso si trova in una struttura protetta, nelle ore successive alla morte dell’uomo la donna è stata arrestata.
3) È finita in carcere Enabuele Queen, la cittadina nigeriana residente a Catania e gravemente indiziata del maschicidio del compagno Kelly Egbon, avvenuto a Schio, in provincia di Vicenza, il 6 gennaio: la donna è stata trasferita nella Casa circondariale di Verona Montorio, il magistrato ha ascoltato la donna prima come persona informata sui fatti e poi, “in seguito alle evidenti incongruità della versione inizialmente fornita”, l’ha interrogata e a quel punto “la donna ha reso confessione dell’omicidio”, come specifica una nota dei Carabinieri.
Enabuele Queen ha usato un coltello che ha penetrato la coscia sinistra dell’uomo. A quel punto, resasi conto della gravità della ferita, con la lama che si era anche spezzata, ha chiamato un conoscente che ha poi attivato i soccorsi e riposto il coltello nel cassetto del mobile della cucina, lasciando impresse sul pavimento le proprie impronte insanguinate. Poi ha atteso l’arrivo dei soccorsi.
Carabinieri e soccorritori hanno trovato l’uomo in posizione supina e con una pozza di sangue sotto la gamba sinistra. Il medico ha accertato la ferita da taglio all’arteria femorale nella coscia sinistra. Lo stesso medico ha specificato che la ferita poteva essere stata prodotta da una lesione “da punta e taglio”, verosimilmente causata da un coltello, piuttosto che da frammenti o cocci di vetro, come sostenuto in un primo momento dalla donna parlando della rottura di un tavolino di vetro. E il coltello, con tracce di sangue, è stato subito trovato dai Carabinieri di Schio nel cassetto della cucina. La confessione della donna ha poi coinciso con altri riscontri di indagini (sopralluogo ed ispezione del medico legale, l’escoriazione riscontrata sulla mano della donna).
(parte delle informazioni sono state tratte da un testo dell’Agenzia Dire – www.dire.it)
3) Ha ucciso il compagno accoltellandolo all’addome, il maschicidio è avvenuto la notte tra il 4 e il 5 marzo a San Severo (in provincia di Foggia), l’uomo vittima della donna si chiamava Mario La Pietra aveva 30 anni e faceva il muratore, l’assassina è sua coetanea, dalla loro unione sono nati due figli, un bimbo di un anno ed una bimba di tre. La donna che lo ha ucciso nella loro abitazione in cui erano presenti anche i figlioletti è indagata a piede libero. Mario La Pietra é morto dissanguato, la coltellata, una sola, è stata fatale nonostante il tentativo dei medici di salvargli la vita con una disperata operazione. Nel pomeriggio di martedì nel chiostro di palazzo Celestini, sede del comune di San Severo, si è svolta la cerimonia di piantumazione di un albero di mimose in memoria del uomo vittima di maschicidio voluta dall’amministrazione comunale per dire “no ad ogni forma di violenza”, era presente anche la mamma che ha chiesto “giustizia per il figlio”.
4) Lo scorso 16 marzo è stato ucciso dalla donna che ospitava in casa sua a Frescada, una frazione del comune di Preganziol in provincia di Treviso: la vittima del maschicidio è il sessantasettenne Mauro Pereni, l’assassina è Barbara Mazzariol di 56 anni, la donna , che è stata rinchiusa nel carcere femminile di Venezia, è indagata per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Pereni, che viveva di piccoli lavoretti, avrebbe voluto che la donna se ne andasse dalla sua abitazione perché, stando alle prime ricostruzioni dei fatti, lei non avrebbe contribuito alle spese dell'abitazione e di fronte alle rimostranze dell’uomo lo ha accoltellato al cuore. I funerali si sono svolti 2 aprile all'obitorio di Treviso, la salma di Mauro Pereni è stata poi traslata nel cimitero di Preganziol.
5 )Bologna, morto in casa, la moglie accusata di maschicidio La mattina dello scorso 27 maggio il 59enne Giuseppe Marra è stato trovato morto, a Bologna, nel suo appartamento, lo ha trovato la moglie, la 56enne Lorenza Scarpante, la stessa donna è stata arrestata perché accusata del maschicidio, diversamente da quanto aveva fatto dopo l’arrestato, quando è stata interrogata dal giudice per le indagini preliminari Claudio Paris. La coppia, originaria di Aosta, viveva nel capoluogo emiliano romagnolo da qualche anno e gestiva il negozio di cannabis light ‘Baked’ in via Indipendenza, nell’ambito delle indagini i carabinieri hanno perquisito anche l’attività di cui erano titolari. Marito e moglie sarebbero stati soli. La tragedia è avvenuta in un appartamento al terzo piano di una palazzina di via Zanolini, a Bologna. Marra ha riportato alcune ferite alla testa, sarà l’autopsia a chiarire i dubbi in quanto la donna arrestata respinge le accuse, avevano due figli trentenni. (notizia aggiornata al 10 giugno 2025)
6) E’ morto dopo due giorni di agonia Paolo Melis, sessantunenne che risiedeva a Maracalagonis in provincia di Cagliari. Melis è stato accoltellato dalla moglie all’alba dello scorso 14 giugno, la maschicida lo ha colpito all’addome, alla schiena e agli arti. La donna era stata arrestata in flagranza con l’accusa di tentato omicidio, poi divenuto maschicidio dopo la morte del marito. La donna, Daniela Serreli di 54 anni, si trova tuttora ricoverata nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Santisssima Trinità di Cagliari, dove è piantonata dai Carabinieri. L’arma del delitto, un coltello da cucina, è stata sequestrata dagli inquirenti. Paolo Melis nel vano tentativo di sfuggire alla donna violenta è riuscito ad uscire dall’abitazione in cui è avvenuto il fatto, grondava sangue i vicini hanno subito chiamato il 118 ma dopo due giorni si è spento.
7) Il maschicidio di Alessandro Venier non è stato solo un assassinio premeditato commesso (forse) da due donne, la moglie e la madre dell’uomo ucciso, ma dai particolari che man mano emergono si tratta di un vero e proprio film horror tramutato in orribile realtà. La madre Lorena Venier , infermiera di 61 anni, che nel garage della sua casa a Gemona del Friuli ha sezionato il figlio in tre parti, durante l’udienza di convalida dell’arresto davanti al Gip del Tribunale di Udine ha raccontato che il figlio è stato prima stordito con dei farmaci e poi, per renderlo definitivamente inerme, gli ha fatto due iniezioni di insulina, dopo hanno tentato di soffocarlo con un cuscino, poi sarebbe stato strangolato dalla moglie Mailyn Castro Monsalvo che per finirlo avrebbe usato dei lacci delle scarpe. Nel garage è stato sistemato un lenzuolo e poi con un seghetto il corpo è stato sezionato dalla madre, dopo i pezzi del cadavere suddiviso in tre parti sono stati riposti nel bidone degli oli esausti e coperti di calce, l’intenzione era quella di disperderli nel bosco. Alessandro Venier, che era papà di una bimba di 6 mesi, è stato fatto a pezzi con precisione, sul luogo del maschicidio non sono stati trovati molti schizzi di sangue. La madre assassina ha anche raccontato che la moglie gli chiedeva di uccidere il figlio da mesi, fin dal giorno della nascita della loro bambina, nel mese di gennaio. Una versione che contrasta con le affermazioni della madre, rea confessa, è quella della difesa della moglie la quale ha delle ecchimosi sul braccio che, stando alla tesi difensiva, si sarebbe procurata nel vano tentativo di fermare la suocera. Inoltre da una telefonata al 112 emerge che è stata lei ad avvertire le forze dell’ordine lo scorso 31 luglio forse contro il volere della suocera. La Procura di Udine ha disposto l’autopsia dei resti di Venier che con la moglie si stava per trasferire in Colombia, paese di origine della coniuge. La Procura della Repubblica di Udine contesta l'omicidio pluriaggravato dal rapporto tra autrici e vittima, dalla premeditazione e dall'aver commesso il fatto alla presenza di un minore. La moglie si trova in una struttura protetta a Venezia così come chiesto dalla difesa dove tuttora accudisce la bimba di 6 mesi avuta dall’uomo, la madre è rinchiusa nel carcere di Trieste.
8) Nunzia Antonia Mancini nella notte tra il 14 e il 15 agosto ha ucciso il compagno Vincenzo Ferrigno, lei 64 anni lui 73 anni, il maschicidio è avvenuto nell’appartamento della coppia in zona Corvetto a Milano. La donna, intorno alle tre, lo ha accoltellato più volte nel sonno poi ha terminato l’assassinio soffocandolo con un cuscino. Dopo aver commesso il maschicidio Mancini è scesa in strada e ha chiamato lei stessa il 112. Quando gli agenti sono arrivati nell’appartamento in Via Pomposa 5 hanno trovato il cadavere dell’uomo un lago di sangue, lei è stata subito arrestata. Convivevano da circa 40 anni ma non erano coniugati, lui da qualche tempo aveva una grave patologia.
9) Nella notte tra giovedì e venerdì una donna ha ucciso con 50 coltellate il marito Ciro Rapuano di 59 anni, in casa c’erano anche la figlia della coppia e la nipotina di appena 7 anni. Il fatto è accaduto a Napoli in un appartamento in via Santarcangelo a Baiano, nel quartiere Vicaria. Dopo aver commesso il maschicidio la stessa donna, Lucia Salemme di 58 anni, ha chiamato la polizia. Gli agenti giunti sul posto hanno chiamato il 118 affinché la donna fosse trasportata all’ospedale perché riportava una ferita al braccio, probabilmente l'uomo assassinato ha tentato invano di difendersi. Nell’appartamento i poliziotti hanno trovato due coltelli di grosse dimensioni che sono stati sequestrati. Lucia Salemme adesso è in carcere
10) Ha accoltellato il marito, l’uomo trovato in gravi condizioni in una pozza di sangue è morto poco dopo in ospedale. La moglie assassina è una donna di 53 anni, Valerica Zavate, i coniugi vivevano a San Giorgio in Bosco, in provincia di Padova, ma il maschicidio è avvenuto in Romania, dove la coppia era tornata per un periodo di vacanza. L’’uomo aveva 56 anni, si chiamava Gheorghe Zavate, il maschicidio è avvenuto il 22 gosto nel villaggio di Fundeanu, nel distretto di Galati ma la notizia si è saputa in Italia solo nei giorni scorsi. La prima ad accorgersi che Gheroghe Zavate era in pericolo è stata la sorella cinquantaseienne la quale abita a poca distanza dal luogo dell’accaduto, la donna dopo aver sentito le urla disperate del fratello si è recata sul posto ma il suo intervento è stato vano. L'uomo lavorava per una ditta di autotrasporti, erano partiti per la Romania l'8 agosto scorso. La moglie è stata arrestata poco dopo aver commesso il maschicidio. (notizia aggiornata al 7 settembre 2025)
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Ha assassinato il fidanzato e poi ha chiamato la polizia facendosi trovare con il coltello ancora in mano e dopo alcune ore, di fronte all’evidenza della scena del crimine, ha ammesso di essere stata lei l’autrice del maschicidio: il fatto è avvenuto il 27 febbraio del 2024, la donna autrice del maschicidio Rosa Comito, 62 anni, è stata condannata a 22 anni dalla Corte d’Assise di Novara è un odontotecnica. L’assassinio avvenne nell’abitazione di lei in Via 26 aprile a Vercelli. La donna si è accanita lungamente su Tiziano Colombi, infermiere di 58 anni che viveva a Quarto Vercellese, lo ha ucciso con un coltello da cucina gli ha sferrato 30 fendenti di cui almeno una decina alla schiena. Dopo alcune ore ha chiamato la polizia ma anche i colleghi dell’uomo erano in allarme non vedendolo arrivare per il turno di notte. La donna mentre assassinava il compagno si è lievemente ferita e dopo essere stata medicata in ospedale è stata accompagnata in carcere. Tiziano Colombi in passato è stato chitarrista della band Alligator, fondata a Vigevano negli anni ‘80 e che aveva pubblicato alcuni dischi negli anni ‘90 prima di sciogliersi. Alla condanna si aggiunge la misura di sicurezza del ricovero in una Rems, le è stata riconosciuta l’aggravante delle sevizie e della crudeltà, e, soprattutto La Corte d’Asssise ha stabilito anche una provvisionale di risarcimento da 50mila euro per il padre di Tiziano Colombi, Bruno, costituitosi parte civile nel processo.
La Corte d’Assise di Bergamo ha disposto la permanenza per 9 anni in una Rems di Caryl Menghetti, la donna, all’epoca quarantaseienne, che nella notte tra il 25 e il 26 gennaio 2024 a Martinengo (in provincia di Bergamo) ha assassinato il marito, Diego Rota di 56 anni falegname originario di Seriate. La moglie lo accoltellò alla gola e in più parti del corpo, il maschicidio avvenne mentre la coppia era in camera da letto, secondo una prima ricostruzione dei fatti i due coniugi avevano avuto una discussione per futili motivi. La coppia viveva in una villetta al di fuori del centro abitato, la loro piccola di appena 5 anni è stata affidata dalla procura dei minori ad altri parenti. I Carabinieri della compagnia di Treviglio rinvennero nella casa l’arma del delitto, un coltello da cucina. La donna è stata assolta per "incapacità di intendere e di volere" e, valutata la sua pericolosità sociale, la Corte ha disposto per lei la misura di permanenza, per un minimo di nove anni, in una Rems.
Clementina Fumo di 63 anni è stata arrestata per il maschicidio del convivente Maurizio Ansaloni: l’assassinio risale al gennaio del 2023. Gli inquirenti avevano notato qualcosa di sospetto dopo che la donna aveva chiamato i soccorsi, sarebbe passato un certo lasso di tempo da quando la vittima si è sentita male al momento della richiesta di aiuto da parte della moglie, quando i sanitari raggiunsero l’uomo nella sua casa a Gioia Tauro la morte sembrava da ascrivere a cause che apparivano naturali, ma i risultati dell’esame autoptico fanno ritenere che Ansaloni morì soffocato, probabilmente è stato strangolato. I Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e della stazione di Gioia Tauro, coordinati dal Procuratore di Palmi Emanuele Crescenti, indagando per due anni e mezzo hanno ricostruito in modo certosino la dinamica del delitto avvalendosi anche di consulenti tecnici, il quadro accusatorio a carico della donna si è aggravato anche a seguito di alcune contraddizioni emerse durante gli interrogatori, da alcune testimonianze sarebbe emerso che la vita dell’uomo ucciso era afflitta da frequenti litigi con la moglie. La donna che per oltre due anni avrebbe cercato di simulare la morte naturale del compagno adesso si trova in carcere. (notizia aggiornata al 3 agosto 2025)
La Procura di Pavia dopo 38 anni ha riaperto l’inchiesta relativa alla morte del quarantottenne Francesco Ancona, l’uomo la mattina dell’11 febbraio 1987 fu trovato morto in un campo nei pressi della Strada Provinciale 26, nelle vicinanze di Mortara. All’epoca si ritenne che si trattasse di un suicidio, oggi la Procura ipotizza un maschicidio premeditato, secondo l’ipotesi investigativa la moglie avrebbe ingaggiato un killer per uccidere il marito. Francesco Ancona era un operaio edile e all’epoca si ritenne che l'uomo si era fatto volontariamente investire da un camion. La moglie denunciò la scomparsa del marito la sera prima del ritrovamento del corpo, riferì che l’ultima volta lo aveva visto a Vigevano e che dovevano incontrarsi alla stazione per prendere un treno. I dubbi degli inquirenti sono relativi al fatto che l'uomo aveva ferite solo alla testa mentre il corpo era intatto e dall’autopsia non emersero elementi chiari circa le cause della morte. La Procura oggi ipotizza che la moglie, oggi settantacinquenne, sarebbe la mandante. Gli inquirenti ritengono che l’esecutore materiale sarebbe un settantenne che oggi vive a Vigevano, nei giorni scorsi è stata riesumata la salma che si trovava nel cimitero di Castellammare del Golfo (in provincia di Trapani), luogo d’origine dei due coniugi. Il pm Alberto Palermo ha nominato tre consulenti tecnici, secondo l’ipotesi accusatoria l’uomo sarebbe stato prima avvelenato, poi ferito con un corpo contundente, cosparso di benzina e poi investito con una betoniera
Nell'indagine condotta dalla Procura di Busto Arsizio per il maschicidio di Fabio Ravasio, cinquantaduenne ucciso a Parabiago un provincia di Milano il 9 agosto del 2024, è stata fermata anche Ariane Pereira Bezzerra Da Silva, di 31 anni , figlia della compagna dell’uomo Adilma Pereira Carnera, brasiliana di 50 anni, compagna della vittima è già a processo con altre sette persone con l'accusa di aver organizzato l’uccisione dell’uomo simulando un incidente stradale. La figlia è stata fermata il 26 luglio su richiesta del pubblico ministero, Ciro Caramore, ciò dopo che uno dei sette imputati ha dichiarato in aula che anche lei fosse a conoscenza del piano criminale ideato dalla madre, la giovane donna era già indagata a piede libero per false dichiarazioni al pm ma dopo le rivelazioni emerse durante il processo la sua posizione si è aggravata, adesso si trova nel carcere di Como. Fabio Ravasio fu investito deliberatamente al fine di ucciderlo mentre tornava a casa dal lavoro sulla sua bicicletta il 9 agosto del 2024. La presunta ideatrice del maschicidio Adilma Pereira Carneiro, brasiliana ma da molti anni in Italia, sacerdotessa del culto Candomblè molto diffuso nel paese sudamericano. La donna, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe deciso di uccidere l’uomo con l’intenzione di far ereditare agli ultimi due dei suoi otto figli i beni del compagno benestante. I due figli erano stati riconosciuti da Fabio Ravasio anche se prima erano stati registrati come figli del marito Marcello Trifone. La donna e suoi complici hanno tentato di far credere che la morte di Ravasio fosse colpa di un pirata della strada. Adilma Pereira Carneiro è madre di 9 figli avuti da tre uomini diversi, i suoi principali complici – ritenuti ora gli autori materiali sono un figlio della donna (nato da una precedente relazione) Igor Benedito e il marito Marcello Trifone, il primo guidava l’Opel Corsa usata per l’investimento e l’altro lo accompagnava. Un altro complice che avrebbe aiutato la donna a nascondere l’auto, un altro amante e un amico al quale sarebbe stato promesso in cambio un appartamento avrebbero fatto da pali dando anche loro una mano a nascondere l’auto. Gli altri presunti complici sarebbero un meccanico che ha riparato la Opel Corsa usata per il maschicidio e un altro uomo fermato con l’accusa di aver inscenato un finto malore per bloccare il traffico in via Vela a Parabiago dove è avvenuto l’assassinio.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo per Susanna Brescia, la donna (all’epoca quarantatreenne) era accusata di aver ucciso il marito, Vincenzo Cordì, 42 anni, papà di due gemelli nati dalla loro unione, il delitto avvenne il 13 novembre 2019 a San Giovanni di Gerace, in provincia di Reggio Calabria. Il corpo dell’uomo fu trovato carbonizzato in una zona di campagna nei dintorni del paese, era nella sua autovettura. Secondo gli inquirenti la donna avrebbe agito con la complicità dell'amante quarantunenne e del figlio, un ventiduenne, che la stessa ha avuto da una precedente relazione. Gli inquirenti ritengono che l’uomo venne tramortito e poi dato alle fiamme mentre era ancora in vita. Secondo le accuse già anni prima, nel 2016, la donna avrebbe cercato di avvelenare il marito somministrandogli barbiturici, lui si salvò grazie ad un tempestivo intervento sanitario. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la donna avrebbe attirato Cordì in località Scialata ingannandolo, li insieme ai due complici lo avrebbe cosparso di benzina e dato alle fiamme all’interno dell’auto. La Procura ha anche ritenuto che la donna avrebbe cercato di depistare le indagini cercando di accreditare la tesi che il marito si fosse suicidato a causa di un presunto periodo di depressione. La decisione della Cassazione risale allo scorso 8 ottobre.
Salvatore Pizzo
