Per tre lunghi anni la sua vita e stata un inferno di ansia, paura e isolamento. Un uomo residente a Parma e stato costretto a vivere letteralmente sotto copertura per sfuggire a una stalker spietata, la cui ossessione ha demolito pezzo dopo pezzo la serenità e la quotidianità della vittima. Una vicenda drammatica che riaccende i riflettori sul fenomeno, spesso sommerso, dello stalking e delle violenze psicologiche subite dagli uomini.
La ricostruzione della vicenda parla di una vera e propria campagna di distruzione personale e psicologica. Per trentasei mesi, la persecutrice ha messo in atto una serie di condotte assillanti e invasive, culminate in esplicite minacce di morte. Per sottrarsi a un pericolo concreto e immediato per la propria incolumità, l’uomo ha dovuto adottare misure drastiche, stravolgendo le proprie abitudini, nascondendosi e vivendo in una condizione di semi-clandestinità.
Oltre alla minaccia fisica, la strategia della stalker ha mirato a colpire l’uomo nella sua dignità e nella sua rete sociale. Tra gli episodi più gravi emersi dalle indagini, figurano pesantissime e infondate accuse di pedofilia lanciate contro la vittima. Una mossa calcolata per isolare l’uomo, distruggerne la reputazione professionale e personale e spingerlo in un baratro di disperazione.
L’impianto accusatorio delineato dalla Procura di Parma ha formalizzato a carico della donna contestazioni pesanti. Il reato principale e quello di atti persecutori aggravato dalla reiterazione prolungata nel tempo e dalla gravità delle minacce. A questo si aggiunge l’ombra del reato di calunnia: la magistratura ha infatti accertato la totale infondatezza delle accuse di pedofilia, architettate intenzionalmente per distruggere l’uomo.
Grazie alle corsie preferenziali d’urgenza introdotte dal Codice Rosso, gli inquirenti hanno potuto accelerare la raccolta dei riscontri probatori — tra cui messaggi, comunicazioni e testimonianze — blindando l’impianto accusatorio in vista del processo. In sede giudiziaria, la vittima potrà costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei gravissimi danni subiti, sia patrimoniali (legati ai costi del radicale cambio di vita e domicilio) sia psicologici e biologici.
Il caso evidenzia l’importanza di denunciare tempestivamente ogni forma di atto persecutorio. Troppo spesso gli uomini che subiscono molestie esitano a chiedere aiuto, frenati dal timore del giudizio sociale o dalla difficoltà di essere creduti.




