Ponte di ferro, la protesta dei pendolari: nel mirino la Provincia di Piacenza

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Ponte di ferro, la protesta dei pendolari: nel mirino la Provincia di Piacenza

 

L’incubo dei pendolari lungo il vecchio ponte in ferro tra Cremona e la Bassa Piacentina non accenna a finire. La serata del 9 ottobre è stata l’ennesima odissea: una profonda buca sulla carreggiata, a causa del continuo distacco di pezzi d’asfalto, ha costretto gli automobilisti a frenate improvvise, sfiorando ripetuti tamponamenti a catena. Solo l’intervento d’emergenza della Polizia locale di Cremona, che ha presidiato il cratere istituendo un senso unico alternato nell’ora di punta, ha evitato danni peggiori ai veicoli, mentre sull’asfalto restavano i copricerchi persi dalle vetture a causa dei violenti dislivelli.

Nel frattempo, la rabbia degli utenti della strada viaggia sui social e si indirizza direttamente verso via Garibaldi, sede della Provincia di Piacenza. Sotto la lente dell’opinione pubblica c’è la linea d’azione politica della presidente sostenuta da Pd, Lega e Fratelli d’Italia. L’accusa sollevata è quella di un atteggiamento giudicato troppo timido e debole nei confronti di Anas, titolare del viadotto e responsabile della sua manutenzione stradale.

Ieri i vertici di Anas si sono riuniti a Bologna con le istituzioni locali per fare il punto sul futuro dell’infrastruttura. Se da un lato l’incontro ha confermato la pianificazione di un maxipiano da 8,5 milioni di euro per la manutenzione straordinaria e la soletta superficiale – interventi che seguiranno alla chiusura definitiva del cantiere inferiore in golena gestito proprio dalla Provincia di Piacenza –, dall’altro il vertice si è concluso senza alcuna data certa sul cronoprogramma dei lavori stradali. Le istituzioni si sono trincerate dietro un comunicato che parla di “piena sinergia e collaborazione”, lasciando però a bocca asciutta chi ogni giorno rischia l’incolumità sul viadotto.

Agli occhi dei cittadini, la disponibilità al dialogo espressa da Piacenza non basta più di fronte a un’emergenza quotidiana. Alla presidente trasversale viene contestata la mancanza di un’azione di forza per pretendere da Anas interventi immediati e strutturali sulla carreggiata, anziché subire passivamente i tempi di uno “studio sulla cantierizzazione” che prolunga l’agonia del traffico locale. Con le code che venerdì hanno superato i quaranta minuti per percorrere pochi chilometri, i pendolari chiedono che l’amministrazione piacentina passi dalle formule burocratiche a un pressing politico perentorio: la sicurezza e la viabilità del territorio non possono più aspettare i tempi della burocrazia.

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