Eliana Baici, direttore del Dipartimento Studi e Impresa, e Carmen Aina del Dipartimento Economia hanno colto l’occasione del convegno per annunciare che il mondo accademico intende mettere a disposizione della risicoltura italiana il suo “know how” con una iniziativa innovativa: un centro servizi di prossima attuazione.
“Il nostro è un progetto, ha detto Eliana Baici, realizzato in collaborazione con i Dipartimenti Scienze del farmaco di Novara e Tecnologie di Alessandria che si rivolge ai produttori in un momento in cui le soluzioni appaiono sconfortanti. Ma non si può aspettare che il mercato decida per noi perché le conseguenze sarebbero catastrofiche, occorre invece diffondere un cultura imprenditoriale”.
Tanti gli spunti portati da varie relazioni e dalla tavola rotonda, moderata dal giornalista Gianfranco Quaglia, quello offerto dal viceministro delle Politiche Agricole, Andrea Olivero: “L’Italia ha predisposto un dossier sul problema del riso lavorato importato in Ue dalla Cambogia. Verrà presentato nelle prossime settimane, insieme alla richiesta di introdurre una clausola di salvaguardia rispetto alle importazioni. Non si tratta di protezionismo né di guerra ai Paesi poveri, ma di salvaguardare una produzione tipica di qualità specifica. Vogliamo costruire un consenso con gli altri nostri partner europei, per evitare il dumping sociale. Expo 2015 rappresenterà una grande sfida per la risicoltura piemontese. Bisogna dimostrare che la nostra produzione è unica al mondo, che il riso nutre ed è un prodotto di qualità abbinato a paesaggi straordinari”.
Roberto Magnaghi, direttore generale dell’Ente Risi, ha riepilogato le nuove regole della Pac in vigore dal 2015 per aziende 100% a riso: “Si sommeranno il pagamento di base e il greening aziendale per un totale ad ettaro nel 2015 pari a 714 euro, che si ridurrà a 500 euro nel 2020. Per il sostegno accoppiato il budget disponibile è di 22,6 milioni di euro. Poteva andare peggio, ma mancano elementi che riparino dalla volatilità dei prezzi e ci sono scarse misure di sicurezza nei confronti di minacce come l’import dai Paesi meno avanzati come Cambogia e Myanmar e gli accordi di libero scambio che la Comunità europea sta negoziando con India, Vietnam, Thailandia, Usa, Giappone e Mercosur”. Paolo Carrà, presidente dell’Ente Nazionale Risi, ha anticipato “un certificatore unico per il Psr piemontese e lombardo. Una filiera compatta ha consentito di ottenere il “greening” e anche l’aiuto accoppiato è frutto di un lavoro di squadra”. Il presidente nazionale di Confagricoltura, Mario Guidi ha affermato che “la crisi è un alleato per cambiare, prima della sua fine, le regole anacronistiche del gioco e ritrovare competitività a tutto tondo”.
Nel corso della tavola rotonda, dopo la relazione di Tommaso Maria Abrate, presidente di Confcooperative e coordinatore Agrinsieme Piemonte sul settore risicolo regionale in rapporto alle ultime decisioni Pac-Psr, è intervenuto anche Manrico Brustia, presidente Cia interprovinciale di Novara, Vercelli e Verbania che ha riassunto obiettivi e criticità della coltura sul territorio ed ha sollecitato un cambio di passo da parte di tutti gli operatori del settore: “Di fronte alle cifre della nuova politica agricola comunitaria una riflessione sul futuro è inevitabile. Siamo troppo individualisti e così si rischia di far sparire il settore. Tutta la filiera deve operare compatta, in maniera condivisa e con senso di responsabilità, evitando derive speculative, alla salvaguardia del settore”. “Non riesco a pensare al nostro territorio, ha aggiunto Brustia, senza le risaie”.



