Parlare di ‘incontinenza urinaria’ in Italia resta un tabù, anche se è un disturbo che nel nostro Paese colpisce circa 5 milioni di persone. A rilevarlo è la Fondazione italiana continenza, in occasione della Giornata italiana sulla prevenzione e cura dell’incontinenza che ricorre domani.
L’incontinenza è un problema socio-sanitario rilevante per tutti i Paesi, rileva la Fondazione, ”per cui è importante trovare risposte soddisfacenti in termini di efficacia e rapporto costi-benefici, soprattutto in relazione all’invecchiamento della popolazione. Può interessare qualunque fascia d’età ed entrambi i sessi, con una maggiore prevalenza nelle donne”. Al recente 5° Global Forum on Incontinence svoltosi a Madrid, sono stati messi a confronto diversi modelli di gestione, tra i quali si è distinto l’esempio delle reti per la diagnosi e la cura dell’incontinenza promosse dalla Fondazione italiana continenza. Il modello piemontese, in particolare, è stato presentato da Antonella Biroli, fisiatra dell’ospedale S. Giovanni Bosco di Torino. ”La Regione Piemonte rappresenta un punto di riferimento nel nostro Paese in relazione all’organizzazione delle cure per l’incontinenza – rileva – fondata su Centri multidisciplinari distribuiti su tutto il territorio regionale, organizzati in rete”.
L’ipotesi di concentrare le azioni a livello locale avvalora l’azione iniziata dalla Fondazione ”per creare in ogni regione una rete integrata di centri per la prevenzione la diagnosi e la cura dell’incontinenza. Gli esempi virtuosi sono quelli di Piemonte e Sardegna, dove sono già presenti queste reti – aggiunge il presidente della Fondazione, Roberto Carone – Per quanto riguarda le altre regioni abbiamo enormi difficoltà nel parlare con le istituzioni e nel contatto con i politici”



