Fornitura di garze all’Arcs, il Tar del Friuli Venezia Giulia annulla l’appalto

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Fornitura di garze all’Arcs, il Tar del Friuli Venezia Giulia annulla l’appalto

E’ stata annullata la gara d’appalto per la fornitura di garze piegate sterili, senza filo di bario, bandita da Arcs – Azienda Regionale di Coordinamento per la Salute e dalla Centrale Unica di Committenza Friuli Venezia Giulia. Lo ha deciso il Tar accogliendo il ricorso proposto da Farmac Zabban S.p.A., rappesentata dagli avvocati Penelope Vecli, Federico Ventura e Carmen Placanica. Non si sono costituite in giudizio le due stazioni appaltanti, mentre la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia è stata difesa dagli avvocati Beatrice Croppo e Daniela Iuri, anche le aziende concorrenti hanno deciso di non costituirsi: Santex S.p.A., Luigi Salvadori S.p.A., Dealfa S.r.l., Sa.Ve.Pa. S.r.l., Svas Biosana S.p.A. E’ stato lamentato un difetto di istruttoria, in quanto la commissione giudicatrice avrebbe impiegato (come risulterebbe dal relativo verbale in data 24.7.2019) soltanto 110 minuti per l’esame dei campioni presentati dalle ditte partecipanti e per la formulazione dei conseguenti giudizi. Inoltre la ricorente ha lamentato che “il giudizio negativo espresso sul prodotto offerto dalla ricorrente si basa su una rilevata “sfilacciatura” della garza che viene contestata, sia perché non credibile nel quadro della citata superficialità dell’istruttoria, sia perché comunque non è possibile sottoporre tale giudizio a verifica, a posteriori, in quanto i campioni esaminati non sono stati conservati dall’Amministrazione”. Un punto quest’ultimo contestato dalla Regione, la quale ha sostenigo “che il giudizio della commissione giudicatrice si è prevalentemente basato sulla documentazione tecnica prodotta dalle ditte e non sull’esame dei campioni presentati, dei quali soltanto alcuni sarebbero stati aperti e presi in esame; che comunque si tratta di prodotti semplici, di immediata valutazione e già conosciuti dai sanitari nella quotidiana attività clinica, per cui si spiega il tempo non molto lungo impiegato della commissione giudicatrice per le relative valutazioni”. Il collegio ha ritenuto viziata la procedura per il fatto che “soltanto alcuni campioni siano stati esaminati (non si sa con quale criterio essi siano stati scelti, in ogni caso in violazione della par condicio dei concorrenti) e che di essi non vi sia alcuna possibilità di verifica a posteriori, non essendo stati conservati (in violazione dei più elementari principi di trasparenza e genuinità del procedimento) rende evidenti la superficialità e trascuratezza dell’istruttoria che hanno contraddistinto i lavori della commissione giudicatrice”. L’Amministrazione è stata condannata anche al pagamento di 2mila euro di spese legali. La sentenza è stata emessa dal collegio composto dai giudici: Oria Settesoldi, (Presidente), Lorenzo Stevanato (Consigliere, Estensore) e Nicola Bardino (Referendario).

 

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