Un’azienda con sede legale a Modena ed amministrativa a Castelguelfo, nel comune parmense di Noceto, aveva impugnato una richiesta di pagamento dell’Imu notificata dal Comune di Fontevivo. L’ente locale aveva già avuto ragione dinnanzi alla Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna ed alla Comissione Tributaria provinciale di Parma. L’atto contestato è un avviso di accertamento con il quale era stato richiesto il pagamento dell’ IMU, afferente l’anno di imposta 2012, relativo a 24 immobili. La ditta lamentava di essere nell’impossibilità di utilizzare gli immobili ad uso industriale, “a causa delle complicazioni burocratiche legate alla mancata approvazione da parte dell’amministrazione competente di uno studio di fattibilità finalizzato al potenziamento infrastrutturale ferroviario”, ma la Cassazione ha ritenuto che la “censura è inammissibile per carenza di interesse” e che “la circostanza, anche ove esaminata non sarebbe stata idonea a modificare l’esito del giudizio”. La ricorrente è stata condannata anche a pagare 5.600 euro di spese legali, oltre al rimborso forfettario delle spese generali e agli accessori di legge. La ditta è stata difesa dall’avvocato Serena Giglio, il Comune di Fontevivo dai legali Marco Zanasi e Cecilia Furitano.



