Era il 20 luglio del 2015 quando sotto un sole rovente il bracciante sudanese Mohamen Abdullah, 47 anni, morì “di lavoro” mentre raccoglieva pomodori per circa 12 ore al giorno per una paga di circa 4 euro l’ora. La Corte d’assise di Lecce ha condannato a 14 anni e 6 mesi di reclusione Giuseppe Mariano, 83 anni, detto Pippi, di Porto Cesareo, ritenuto il titolare di fatto dell’azienda eMohamed Elsalih, 42enne, di origini sudanesi “mediatore degli arrivi”, riconosciuti colpevoli di omicidio colposo e caporalato. Durante le indagini è stata accertata l’assenza di un presidio medico quali la cassetta di primo intervento; il mancato uso di guanti e scarpe di protezione; copricapo per difendersi dalle insolazioni; erogatori di acqua potabile. Tra le parti civili nel processo, oltre alla famiglia dell’uomo, la Cgil; il Cidu; la Mutti con sede a Piazza nel comune di Montechiarugolo (Parma) e la Conserva Italia, con sede a San Lazzaro di Savena (le due aziende cui arrivavano i pomodori raccolti dai lavoratori stagionali), entrambi aziende che ricevevano il raccolto dei campi ove è avvenuta la tragedia.



