La Guardia di Finanza e i Carabinieri Forestali, coordinati dalla Procura della Repubblica di Pavia, hanno eseguito 6 arresti relativi ad una maxi truffa di oltre 140 milioni di euro che avrebbe subito lo stato italiano, nel settore delle energie rinnovabili. Secondo le accuse gli indagati usavano falsa documentazione che attestava che l’accquisto di scarti legnosi entro 70 chilometri da un impianto di produzione di materiali per riscaldamento, in realtà il prodotto arrivava da varie zone della Svizzera a ridosso del confine e da altre regioni italiane.
La Procura di Pavia chiarisce che: “Tutto nasce quando, nel 2011, per aderire al protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici e per rispettare gli impegni assunti dall’Italia a livello internazionale per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, sono stati introdotti specifici incentivi economici per l’uso di energia da fonti rinnovabili, tra cui, le biomasse”. La legge italiana subordina l’incentivo all’utilizzo di legname proveniente da un razionale e corretto sfruttamento dei boschi, riducendo al minimo i percorsi per i trasporti.
Oltre ai sei arrestati ci sono altri cinque indagati che hanno avuto l’obbligo di firma nei luoghi di residenza, gli investigatori hanno eseguito oltre cinquanta perquisizioni in Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Sardegna e Lazio. Numerosi i beni sequestrati: 69 rapporti bancari, 22 quote societarie, 147 veicoli, immobili e terreni per un valore di 12 milioni di euro, tra cui due ville, e l’intera centrale elettrica della Biolevano, a Castello d’Agogna, in provincia di Pavia, per un valore di 70 milioni.



