“Questa nuova apertura al mondo è – evidenzia Simone Verde, direttore del Complesso museale statale parmense – un segno di come stiamo realizzando la Nuova Pilotta: non un fortino chiuso di sapere per pochi, ma una piattaforma dove i saperi vengono condivisi, con gli utenti e visitatori locali ma anche con coloro che a Parma non possono venire ma che vogliono conoscere i tesori incredibili della nostra Città. Ovunque essi siano”.
Massimo Magnani, professore di Lingua e Letteratura Greca dell’Università di Parma, è il responsabile scientifico del progetto, oltre che curatore del convegno di studi sui manoscritti greci della Palatina, realizzato in Biblioteca nel novembre del 2019. Il lavoro è stato svolto in collaborazione con la Direzione della Biblioteca Palatina.
La pubblicazione è avvenuta in “Internet Culturale”, portale di accesso al patrimonio delle biblioteche pubbliche e di prestigiose istituzioni culturali italiane, curato dall’Istituto centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU). L’indirizzo da cui è possibile accedere alla collezione è http://www.internetculturale.it/it/41/collezioni-digitali/29848/: ogni singolo manoscritto può essere visualizzato, sfogliato, ingrandendo le pagine o particolari di pagina. Il dettaglio dell’immagine è altissimo, permettendo anche di cogliere il dettaglio fisico delle pergamene o delle carte sulle quali i testi sono stati scritti. La “esplosione” delle miniature, per altro bellissime, consente di percepire particolari che l’occhio umano non riuscirebbe a rilevare.
Ma cosa è stato messo a disposizione del mondo? A questa, che è la domanda fondamentale, risponde la direttrice della Palatina, dottoressa Paola Cirani.
“Si tratta – afferma la studiosa – dell’intera raccolta di manoscritti greci della nostra biblioteca. Opere preziose e di enorme interesse, imprescindibili per studiosi di diverse discipline. 11 di essi provengono dal Fondo Palatino, nato dalla raccolta iniziata a Lucca dai Duchi di Borbone, che riunirono manoscritti acquistandoli da importanti collezioni private, come quella dei tre cardinali della famiglia Buonvisi. Uno dei pezzi più preziosi è il Ms. Pal. 5, sontuoso Tetraevangelo, datato intorno all’anno Mille.
Altri 24 manoscritti appartengono al Fondo Parmense, dove si trovano grazie all’opera di Paolo Maria Paciaudi (1710-1785), primo bibliotecario della Palatina, e di Giovanni Bernardo de Rossi (1742-1831), artefice della raccolta di quel fondo ebraico di manoscritti e stampati, che rende unica a tutt’oggi la Biblioteca. Tra i tesori di questo fondo vi è il Rotolo in pergamena (Ms. Parm. 1217/2), riunito con altri tre in una custodia, arricchita dallo stemma impresso in oro di Ferdinando di Borbone, oltre all’Etimologico di Simone Grammatico, opera di valore inestimabile.”
Oltre alla Palatina e all’Università di Parma, partner del progetto sono: la Chiesi Farmaceutici spa, nella persona del dottor Alberto Chiesi, la Dallara spa, nella persona del dottor Andrea Toso e la ditta Memores di Firenze, nella persona del dottor Gennaro Di Pietro. Chiesi Farmaceutici e Dallara spa hanno garantito i fondi per la digitalizzazione dei preziosi manoscritti, mentre Memores si è occupata dei passaggi tecnici imprescindibili per la pubblicazione delle immagini dei manoscritti.
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I 35 manoscritti greci della Palatina costituiscono un nucleo prezioso all’interno delle raccolte palatine. Sono presenti nei due fondi principali: Fondo Palatino (11) e Fondo Parmense (24).
Il fondo Palatino nasce come la raccolta dei duchi Borbone Parma, formatasi a Lucca intorno ai libri di Maria Luisa di Borbone e di suo figlio e successore, Carlo Ludovico. Nel tempo vi entrarono a far parte diverse collezioni private: la libreria Buonvisi, riunita dai tre cardinali della famiglia tra XVI e XVIII secolo, in cui figurano anche manoscritti greci, tra i quali merita menzione il Pal. 5, sontuoso tetraevangelo dell’XI sec.; l’archivio di monsignor Ludovico Beccadelli, personaggio di spicco nella storia culturale ed ecclesiastica del XVI secolo. Tra le sue carte si rintraccia una notevole serie di lettere: Pal. 1019 e Pal. 1029.
Nel fondo Parmense, invece, la presenza di manoscritti greci si deve a due uomini fondamentali per la nascita e l’accrescimento delle raccolte della Biblioteca: Paolo Maria Paciaudi (1710-1785) e Giovanni Bernardo De Rossi (1742-1831).
Il primo fu il bibliotecario che, a partire dal 1761 su incarico di don Filippo di Borbone, costituì la Reale Biblioteca Parmense: accanto ai volumi a stampa, si adoperò anche al reperimento di manoscritti, per i quali redigeva dotte prefazioni che anteponeva ai volumi.
Nel novero dei suoi acquisti vi è il rotolo greco (Parm. 1217/2), conservato insieme ad altri tre in una preziosa custodia decorata con le armi di don Ferdinando, impresse in oro dal legatore di corte, Louis Antoine Laferté.
Giovanni Bernardo De Rossi fu professore di lingue orientali presso l’Università di Parma dal 1769 al 1821. Nella sua biblioteca trovarono posto, oltre a manoscritti e stampati ebraici, per i quali è soprattutto noto, anche manoscritti siriaci, arabi, persiani e turchi, spagnoli e dieci codici greci. Tra questi si può ricordare il Parm. 2139, raro Etimologico di Simeone grammatico.



