Era il 16 aprile del 2018 quando un militare morì nel corso di un’esercitazione, un elicottero Mangusta A129 era in fase di atterraggio quando le sue pale hanno urtato un automezzo a bordo del quale c’era un caporalmaggiore. Il velivolo era impegnato in un’esercitazione, combinata con altri elicotteri, consistente nel sorvolo a bassa quota di una colonna di automezzi e nell’arresto della medesima, mediante il posizionamento dell’elicottero davanti al primo automezzo della colonna. L’esercitazione ebbe un esito drammatico a causa dell’elevata inclinazione e della quota troppo bassa. Per tale fatto vennero avviati due procedimenti penali a carico del pilota che aveva eseguito un ordine de quale gli equipaggi avevano già segnalato i rischi. Il processo militare per il reato di “investimento di un aeromobile colposo, aggravato” si concluse con l’assoluzione del pilota e quello ordinario per omicidio colposo si è concluso con una condanna a 4 mesi annullata dalla Cassazione per intervenuta prescrizione. Il pilota ebbe anche una sanzione disciplinare, una sospensione di 6 mesi, che ha impugnato davanti al Tar del Friuli Venezia Giulia, regione in cui ha sede l’autorità militare che ha emesso il provvedimento. I giudici amministrativi rilevano che dall’istruttoria disciplinare emergono particolari che sono favorevoli al pilota: “l’evento addestrativo “check point aeromobile” era stato organizzato con scarne disposizioni di coordinamento e di sicurezza (…) difatti era stato chiesto alla torre di controllo uno “Special VFR”, autorizzazione che si chiede per volare sotto le minime procedurali, ma in contatto visivo col suolo e tuttavia gli equipaggi, che pure avevano fatto presente le difficoltà, avevano eseguito gli ordini”. Inoltre la Commissione Interministeriale e la consulenza tecnica del perito forense escludono responsabilità del pilota. Per questo i giudici amministrativi hanno annullato il provvedimento disciplinare e condannato il Ministero della difesa rifondere al ricorrente le spese del giudizio. La decisione è stata presa dal collegio giudicante composto dai maigistrati: Oria Settesoldi (Presidente); Manuela Sinigoi (Consigliere) e Lorenzo Stevanato (Consigliere, Estensore). Il militare è stato difeso dall’avvocato Enrico Antonio Cleopazzo,



