In occasione della loro protesta i magistrati precari che operano nel Tribunale e nella Procura della Repubblica di Parma hanno ricevuto la solidarietà di tutte le componenti del pianeta giustizia, non è pevenuta la classe politica.
Durante il flash mob che i giudici e i vice procuratori onorari hanno tenuto nella mattinata di ieri davanti alla sede del Tribunale della città emiliana, in Piazzale Corte d’Appello, oltre ai rappresentanti dell’avvocatura, erano presenti anche i magistrati “togati”, tra questi il presidente del Tribunale Pio Massa, il presidente della sezione penale Gennaro Mastroberardino e il Procuratore della Repubblica Alfonso D’Avino il quale per sottolineare il suo sostegno ha compiuto un gesto inusuale, si è recato in udienza a rappresentare la pubblica accusa davanti al Giudice di Pace penale, un fatto forse mai avvenuto in Italia.
Le parole pronunciate dal Procuratore della Repubblica di Parma in apertura di udienza sono state davvero nette, il suo intervento può essere ascoltato a questo link
Assenti e silenti i politici, va sottolineato che nessun parlamentare eletto nei collegi parmensi ha preso posizione in merito alla drammatica situazione che vede una parte importante della magistratura giudicante e requirente vittima del caporalato, un grave paradosso tutto italiano che non viene adeguatamente percepito.
Questi magistrati pur lavorando quotidianamente al servizio dello Stato non hanno alcun diritto: non possono ammalarsi, non possono andare in maternità, per loro non esiste il concetto di ferie retribuite, non gli vengono versati i contributi e non hanno nemmeno uno stipendio fisso perché sono pagati a cottimo ed a fine mese a stento superano i mille euro.
Un triste e poco noto scenario, una sorta di basfermia se si pensa che essa si consuma dentro ai palazzi di giustizia di un paese occidentale. L’amaro paradosso è che le vittime sono proprio tanti giudici e pubblici ministeri che ogni giorno sono chiamati a fare quella giustizia che per gli altri vale e per loro no.
Non sono assunti nei ruoli della magistratura “togata” anche se gli viene affidata la gran parte dei procedimenti penali e civili: condannano, assolvono, svolgono la funzione requirente e senza di loro la gran parte delle udienze si bloccherebbe.
I giudici onorari di tribunale e vice procuratori onorari, i cosiddetti “non togati”, svolgono un attività uguale a quella dei loro colleghi “togati”, ma sono figli di un dio minore.
Uno di loro, Livio Cancelliere, per sottolineare la drammatica situazione che costringe la categoria quasi all’indigenza, sta facendo persino lo sciopero della fame.
Salvatore Pizzo



