Il Comune di Parma fa causa ad Iren per la rete di teleriscaldamento ma scava un buco nell’acqua

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Il Comune di Parma fa causa ad Iren per la rete di teleriscaldamento ma scava un buco nell’acqua

Il Comune di Parma ha chiesto al Tar “l’accertamento giudiziale del proprio diritto di proprietà sull’ “estensione” della rete di teleriscaldamento realizzata da Iren Energia”, i giudici amministrativi hanno respinto la richiesta in quanto la competenza non è del Tribunale amministrativo ma del giudice ordinario. In pratica l’amministrazione comunale ha sbagliato giudice.
Secondo il Comune “la realizzazione dell’estensione della rete di teleriscaldamento sarebbe stata operata dal privato senza alcuna richiesta di permesso di costruire, né autorizzazione alla manomissione di suolo pubblico, né concessione per l’occupazione permanente di suolo pubblico, ma il relativo bene non avrebbe natura privata, seppure abusiva, essendo stato invece acquisito a titolo originario al patrimonio indisponibile del Comune di Parma, sia in quanto opera di urbanizzazione, sia in quanto opera destinata a un pubblico servizio”.
Si legge nella decisione emessa dal Tar: “Sotto questo profilo, risulta dagli atti di causa – ed è pacifico tra le parti – che la rete di teleriscaldamento originaria è di proprietà privata ed è stata realizzata nel 2000 da AMPS S.p.A. (società in house a totale partecipazione pubblica che era subentrata all’azienda municipalizzata Parma Servizi, cui poi è succeduto, dopo alcuni passaggi intermedi, il gruppo IREN, al quale appartiene anche IREN Energia S.p.A.) e che nel 2008 la dante causa di IREN S.p.A. (ENIA S.p.A., società subentrata ad AMPS S.p.A. ma non più in house, e quotata in borsa fin dal 2007) si è impegnata, in correlazione con la valutazione positiva di impatto ambientale prodromica all’autorizzazione della messa in opera del progetto PAIP, e al dichiarato fine di compensare e mitigare l’impatto ambientale di tale progetto, “ad estendere la rete di teleriscaldamento agli altri comuni limitrofi qualora si rendessero disponibili quote termiche, compatibilmente con la fattibilità tecnico-economica dell’intervento”.
Sostiene il Comune di Parma: “L’estensione programmata era dunque neutrale rispetto al regime proprietario di tale estensione, e non era stata espressamente prevista quale contropartita economica da offrire come indennizzo alla collettività locale”.
Iren Energia S.p.A. ha chiesto il rigetto del ricorso, evidenziando, in particolare, che la “estensione” di cui il Comune rivendica la proprietà costituirebbe una misura di riduzione dell’impatto del termovalorizzatore, finalizzata a renderlo maggiormente compatibile per la collettività locale.
Iren, difendosi, ha chiesto al Tar che il Comune venisse condannato al pagamento di 38 milioni 900mila euro.
La decisione è stata presa dal collegio giudicante composto dai magistrati: Germana Panzironi (Presidente), Marco Poppi, (Consigliere) e Roberto Lombardi (Primo Referendario, Estensore).Iren è stata difesa dagli avvocati Nicola Aicardi, Giuseppe Caia e Francesco Sciaudone, il comune dal legale Federico Gualandi.

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