Il consigliere comunale di Pellegrino Parmense è il primo eletto nella parte ovest dell’Emilia ad aver aderito al nuovo partito fondato da Vannacci ,punta il dito contro i miseri “paravento”
Il recente passato del centro destra emiliano è stato caratterizzato da scelte che almeno a livello territoriale sono risultate deludenti per gran parte dell’elettorato, emblematico il caso delle regionali quando per accordi mai del tutto esplicitati fu deciso di candidare alla presidenza della regione una persona chiara espressione del mondo ciellino, ambiente non proprio affine ai tanti che si rifannoalla tradizione della destra. In molti settori statali si è preferito non attuare un vero e proprio spoil system, esplicitando di fatto una continuitàtotale,tutta emiliana, con le precedenti gestioni a trazione Pd, verso il quale trannequalche un’apparente contrapposizione dialettica spesso non si denota una differenza pratica, anzi in molti comparti sipreferisceconvergere. Un agire politico tenuee poco compreso che crea insofferenza nella basee nell’elettorato.Inmeritoa ciòabbiamo posto alcune domande a Gianni Pizzarotti, consigliere comunale di Pellegrino Parmense, che è il primo eletto nella parte ovest dell’Emilia Romagna (province di Parma e Piacenza) ad aderire a a Futuro Nazionale, il nuovo movimento politico fondato dal generale Roberto Vannacci.
Il centro destra in che cosa è stato manchevole in Provincia di Parma, perché ha lasciato il partito al quale apparteneva?
In generale, ritengo che i migliori risultati si ottengono quando un gruppo è coeso, quando il collante tra i singoli soggetti che lo compongono sono la stima, il rispetto, la coerenza, la sincerità, la fiducia e specialmente la correttezza. Quando ci si accorge che ci si è sbagliati e si comprende che nulla è presente, ritengo non sia un problema, nonostante la delusione, seguire altri progetti siano essi progetti lavorativi, personali o anche soltano percorsi di propria mera soddisfazione.
Un gruppo si valorizza, e si valorizza conseguentemente sé stessi, quando è dato spazio al merito (meritocrazia) ed alle capacità dei singoli appartenenti, investendo su queste ultime e non alle mere ricompense di scambio.
È così nella vita, in generale
Nel parmense, ma anche nella vicina provincia di Piacenza, coloro che a Roma e a Bologna sembrano avversari posizionati su opposti schieramenti, sul territorio sono alleati o comunque, diciamo così, praticano un’amichevole non belligeranza, lei ha dei riscontri di questa sensazione?
Nella mia precedente risposta le ho citato la coerenza e qui le aggiungo altri due valori: la trasparenza ed il coraggio di portare sempre avanti le proprie convinzioni ed propri ideali.
Abdicare, una volta raggiunta una posizione apicale (ossia, una poltrona e con essa la stabilità, in molti casi pure economica, per chi non l’aveva), è troppo spesso una prassi consolidata di coloro che sono soltanto dei miseri “paravento”. Troppa ipocrisia di comodo e, aggiungo, poca “cazzimma”.
È una realtà odierna, trasversale a tutti gli schieramenti, dove il fine ultimo è, troppo spesso, quello di mettersi al sicuro e sperare di non spostarsi più.
Il fatto che i partiti da queste parti non presentano i loro simboli “mascherandosi” in liste cosiddette civiche non è un modo che in qualche modo “imbroglia” gli elettori?
Concordo, ma ottenere l’avallo ufficiale dei partiti (talvolta del proprio partito) non è sempre facile; ci sono sotto tanti compromessi e veti incrociati (anche interni al proprio stesso partito/coalizione). A me cinque anni fa capitò così. In tali frangenti l’unica alternativa, se non si vuole rinunciare e se si crede al proprio impegno, è quella di mettersi a disposizione della collettività attraverso una propria ed autonoma lista civica, in libertà e senza compromessi di nessuna specie.
Il centro destra in molti ruoli di sottogoverno non ha adottato un vero spoil system, in varie articolazioni emiliano romagnola di organismi ministeriali sono stati mantenuti coloro che erano stati messi dal centro sinistra, lo trova normale?
La destra sta dimostrando troppa debolezza, un’eccessiva attenzione non dovuta verso le sinistre che, di contro, non si formalizzano mai nell’agire in toto le proprie attribuzioni se possono azzerare ed annientare qualunque seppur vaga traccia che possa richiamare valori o ruoli (capaci) occupati dalla destra.
Ritengo, come più volte affermato dal Generale Roberto Vannacci, che la destra deve essere orgogliosa dei propri valori di destra che deve promuovere, agire e sviluppare in tutti i modi istituzionalmente consentiti; senza “regalare” nulla agli schieramenti opposti.
Lei è il primo eletto che in provincia di Parma entra in Futuro Nazionale, nel parmense la prossima scadenza elettorale oltre al suo comune, Pellegrino Parmense, riguarderà anche Palanzano, vi presenterete con il vostro simbolo?
A mio avviso sarebbe prematuro per un partito in corso di costruzione entrare immediatamente in competizioni elettorali imminenti alla costituzione stessa. In ogni caso, sono aspetti che saranno decisi apicalmente a seguito delle valutazioni interne più attente e ponderate.
Alle ultime regionali il centro destra ha presentato una candidata presidente espressione di “cielle”, una scelta impopolare che non ha portato voti, secondo lei il ruolo di certi ambiti sociali nella politica emiliana è sopravvalutato rispetto ai reali consensi che attraggono?
Ritengo che un punto di caduta del centrodestra sia proprio nella scelta delle candidature in occasione delle elezioni “locali”. Troppo spesso, non è stato capace di trovare figure locali forti ed identitarie, sebbene ci siano
Come ho già detto, troppi veti incrociati, non finalizzati al “bene” della causa ma a fini più o meno personali, da parte di individui che localmente sono stati miracolosamente investiti del “potere” di scelta; quel “potere” che obnubila le menti di chi fino al giorno prima era poco più di niente.
Salvatore Pizzo




