Luca Sala, ex manager di Bank of America ed ex consulente di Parmalat, anche nel processo bis che si è svolto in Svizzera è stato prosciolto dalle accuse di riciclaggio di denaro aggravato, di ripetuta istigazione a falsità in documenti e di ripetuta corruzione attiva. Sala è stato ritenuto colpevole di istigazione a falsità in documenti per un singolo caso e per questo condannato a una lieve sanzione pecuniaria. I magistrati elvetici hanno respinto le pretese risarcitorie di Parmalat SpA che aveva chiesto circa 52 milioni di dollari e hanno deciso che lo stato svizzero rimborserà a Sala anche le spese legali e la retribuzione del difensore d’ufficio, l’ avvocato Daniele Timbal, fissata in 60’935 franchi. Inoltre, gli sono stati riconosciuti 338’819,80 franchi “a titolo di indennità per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali”, parte di questa somma (15mila franchi) sarà a carico di Parmalat. Nella somma è stata considerata anche la riparazione dei danni morali. Contro la sentenza è già stato annunciato l’Appello da parte del Ministero pubblico della Confederazione. L’accusa aveva chiesto tre anni di reclusione, una sanzione di 75mila euro e la confisca dei conti sotto sequestro, anche Parmalat costituitasi parte civile, rappresentata dall’avvocato Ivan Paparelli, aveva fatto proprie le richieste del Procuratore. Sala era stato già processato in Svizzera ma la Corte federale di Bellinzona non aveva riconosciuto l’aggravante del reato di riciclaggio, per questo le accuse relative ai 501 movimenti finanziari contestati all’ex manager erano cadute in prescrizione. Il Tribunale federale di Losanna, accogliendo l’appello del Ministero pubblico della Confederazione, ha poi disposto un nuovo giudizio ma solo relativamente a 212 operazioni in quanto non ancora prescritte. Gli avvocati di Sala avevano anche ottenuto che agli atti del processo venissero acquisite due sentenze di diritto civile di un tribunale del Liechtenstein favorevoli all’ex manager di Bank Of America in procedimenti di risarcimento avviati da Parmalat nel Principato. Sono stati acquisiti anche i pareri del professor Marco Ziliotti, consulente tecnico sentito nel procedimento ancora aperto a Parma a carico di Sala e altri manager bancari. Sala, secondo l’accusa avrebbe danneggiato Parmalat offrendo polizze assicurative, con costi fuori mercato, al fine di tutelarla dai rischi finanziari relative alle operazioni su mercati esteri in particolare sudamericani. I magistrati elvetici hanno ritenuto un teorema le affermazioni dell’ex direttore finanziario Fausto Tonna, attualmente l’unico detenuto, secondo il quale le banche non potevano non sapere. Tonna non è mai stato ascoltato nel processo svizzero. Sala ha deposto davanti ai giudici di Bellinzona sostenendo che i costi sostenuti da Parmalat non erano fuori mercato ma inferiori e che le somme individuate in vari conti svizzeri erano frutto del suo lavoro, infatti è emerso che il suo comportamento verso il suo ex datore di lavoro Bank of America non fosse proprio conforme ma ci non rileva nel processo. Sala, relativamente ai filoni giudiziari nati dal crack Parmalat, in Italia è stato già assolto dal Tribunale di Milano (assoluzione confermata dalla Corte d’Appello). Sono passati 20 anni dal crack Parmalat il più grande tracollo finanziario della storia europea che ha inghiottito circa 14 miliardi di euro, nonostante il tempo trascorso non mancano le “novità” giudiziarie che ne sono scaturite.
Salvatore Pizzo




