Emergono altri particolari nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Torino che vede tra i principali indagati il ticinese Alessandro Monti, originario di Melide e fermato nei giorni scorsi dalla polizia italiana nei pressi dell’aeroporto di Forlì dopo il sequestro di un’ingente quantitativo di munizioni da guerra, tra cui un missile in dotazione alle forze armate del Qatar trovato in un hangar a Rivanazzano Terme nei pressi di Pavia.
I magistrati del capoluogo piemontese hanno inoltrato una richiesta di rogatoria internazionale verso più paesi per acquisire ulteriori prove, soprattutto nei riguardi di Alessandro Monti, il cittadino svizzero che insieme a Fabio Amalio Bernardi, custodiva il missile. Ulteriori perquisizioni all’interno del capannone, che viene ritenuto di proprietà di Monti, dopo la scoperta del missile aria-aria, hanno portato al rinvenimento anche alcuni portarazzi per aerei da addestramento Aermacchi MB339 che sono in dotazione anche all’aeronautica militare italiana. Il traffico traffico di armi, secondo gli inquirenti, è collegato ad un gruppo di estremisti di destra in contatto con gruppi armati operativi in Donbass (Ucraina) dove è in atto una guerra tra l’Ucraina e gruppi armati di filorussi.
Non è l’unica novità che arriva dall’Italia, nell’inchiesta è entrata anche l’FBI americana, la quale d’intesa con le autorità italiane sta svolgendo accertamenti su varie armi di fabbricazione statunitense sequestrate dai poliziotti della Digos di Torino e Pavia. In particolare l’arsenale di ultima generazione trovato nell’abitazione di un altro indagato, Fabio Del Bergiolo. Altre novità arrivano dalla Toscana, ad Antona, frazione collinare del comune di Massa, nella vecchia casa di famiglia di Del Bergiolo, sono state trovate altre armi, fra cui un fucile, un machete, un arco con tredici dardi, una pistola, bombe a mano e mortai, oltre a munizioni di vario calibro. Gli investigatori hanno potuto accetare che fino a due mesi fa il missile era in un altro capannone a Oriolo, nei pressi di Voghera. Alessandro Monti e Fabio Bernardi sono entrambi agli arresti domiciliari. Secondo gli inquirenti, Fabio Del Bergiolo, anche lui arrestato, era colui che cercava di vendere il missile. L’inchiesta è iniziata nel luglio del 2018 per indagare su presunti combattenti italiani nel conflitto del Donbass.
Salvatore Pizzo



