
Gli stent bio-assorbibili senza metallo rappresentano il futuro nell’interventistica cardiovascolare
Bologna, 28 ottobre 2014 – L’aterosclerosi coronarica, una forma di arteriosclerosi caratterizzata da infiammazione cronica delle arterie di grande e medio calibro e provocata ad esempio da fumo, colesterolo, diabete e obesità, è senza dubbio la causa più frequente di cardiopatia ischemica; si stima che in Italia la mortalità annuale si aggiri attorno ai 70.000/80.000 casi.
“Nell’interventistica cardiovascolare grazie all’angioplastica coronarica, possono essere trattate non solo la maggior parte delle stenosi coronariche e le cardiopatie, ma anche i casi di restringimenti critici in altre arterie che vanno a complicare la situazione clinica dei pazienti” spiega il Dott. Stefano Tonioni che presta la sua attività come emodinamista presso Villa Torri Hospital di Bologna e l’Istituto Clinico Cardiologico di Roma.
L’angioplastica coronarica si esegue mediante l’utilizzo di un catetere con in punta un palloncino che viene posizionato per via radioscopica al centro della stenosi coronarica e successivamente gonfiato, ottenendo la sua riduzione o addirittura la completa scomparsa.
Da anni l’impiego degli stent coronarici, “mollettine” espandibili che vengono lasciati in situ dopo l’esecuzione dell’angioplastica, riduce l’incidenza dei nuovi restringimenti dopo le procedure.
“Le introduzioni più recenti in materia però sono gli stent medicati – continua il Dott. Tonioni – che rilasciano farmaci per la prevenzione della proliferazione delle cellule muscolari vascolari e gli stent bio-assorbibili che dopo essere stati posizionati a sostegno della parete vascolare e averne rimosso l’occlusione, si riassorbono gradualmente nei tessuti del paziente attraverso un naturale processo metabolico”.
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