
L’Associazione italiana familiari e vittime della strada-onlus (AIFVS) esprime vivo apprezzamento per il lavoro che codesta commissione sta svolgendo, per venire incontro alle esigenze di giustizia di un’opinione pubblica sempre più turbata. Avvertiamo fortemente che la maggioranza dei cittadini italiani, davanti a tragici eventi, come, ad esempio, l’uccisione di bambini, ad opera di automobilisti ubriachi, o drogati, o semplicemente spericolati, non è più disposta a considerarli “incidenti stradali”.
“Incidente” vuol dire, infatti, “fatto casuale, imprevedibile”, quando, nel causare un sinistro guidando in stato di ebbrezza o in balìa di sostanze psicotrope o correndo in maniera folle, c’è poco di casuale, di imprevedibile. Come AIFVS, pensiamo che sia arrivato il momento di dare un segnale forte per combattere la strage stradale, introducendo il concetto di “omicidio stradale” e prevedendo l'”ergastolo della patente”, con una chiara definizione dei criteri atti ad individuare quando un soggetto è nelle condizioni di poter essere considerato come “dolosamente cosciente” di poter causare un delitto. Le preoccupazioni, giustamente presenti nella mente dei legislatori, di incostituzionalità, non devono essere un freno nella ricerca di misure veramente idonee a rendere più sicure le nostre strade.
La libertà di un singolo individuo non può e non deve prevaricare la sicurezza degli altri. Può un individuo, che si mette a gettare massi dal cavalcavia di un’autostrada e causa così un “incidente” mortale, sostenere che non voleva uccidere e che il fatto è “semplicemente” colposo?
Come Aifvs, non capiamo come sia possibile che certi soggetti, che si mettono alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, oppure in stato di ebbrezza alcolica pesante, causando un grave incidente, non possano essere considerati e giudicati alla stregua di un individuo che getta massi sull’autostrada. A nostro modo di vedere, l’attuale normativa non è sufficiente a dare giustizia ai cittadini. Per questo motivo deve essere ripensata. Dov’è il limite tra volontarietà e colpa?
L’articolo del codice penale che riguarda l’omicidio colposo, come quello riguardante le lesioni colpose, non si dimostra più all’altezza. Nel codice penale è individuato il limite tra le lesioni gravi e il tentato omicidio, per esempio. Perché non viene esteso anche alla comprensione di un fenomeno così complesso come la strage stradale?
Il dottor Giovanni Serpelloni, mio collega al tavolo della sicurezza stradale presso la prefettura di Verona, che verrà ascoltato dalla commissione, è uno dei professionisti più seri ed idonei per poter scrivere questo limite in relazione agli incidenti stradali. Egli gode di tutta la nostra stima professionale ed umana. Egli è uno dei professionisti più in grado di tracciare il confine oltre il quale il soggetto non può più essere giustificato, non può più essere capito, non può più essere considerato come autore di reato “colposo”; di delineare la differenza tra un “criminale” e una “persona che ha commesso un errore”. Dobbiamo capire, stabilire, trascrivere, una volta per tutte, i criteri per individuare chi ha compiuto un “atto criminoso gravissimo” e si è comportato in modo da essere considerato un “pericolo sociale”. A Vicenza, non molto tempo fa, un soggetto ha imboccato contromano una tangenziale causando la morte del giovane Alex Di Stefano, e il suicidio della madre, signora Carla, poco dopo aver appreso la notizia. Dalle analisi del sangue è emerso che il colpevole guidava sotto l’effetto dell’alcol. Possiamo davvero far ricadere tale evento nella fattispecie dell’omicidio colposo? Questo è solo un esempio, ce ne sono molti altri, purtroppo. Non si può lasciar circolare certi soggetti per le nostre strade, e se lo fanno, devono sapere che la società non è più disposta a considerare una “bravata”, uno “scherzo”, un “non volevo”, una gara automobilistica pirata, come eventi “colposi”. Ci sono in ballo le vite dei nostri cari, le nostre stesse vite, in ogni momento, ogni giorno. 5 mila morti l’anno, 15 mila feriti gravissimi, 200mila feriti, sono numeri agghiaccianti. Molto più di una guerra, molto più del terrorismo. L’incidente stradale uccide 1 milione di persone l’anno, in tutto il mondo. Si può fare moltissimo per contrastare questo tragico fenomeno. Tuttavia, prima devono cambiare gli occhi con i quali si è sempre guardato il sinistro stradale. Fino ad ora, per lo più, è stato inteso come lo spiacevole, terribile, contributo da dare al progresso, al gran numero di veicoli per strada, alla “fatalità che non può essere prevista”. Studiando bene ogni sinistro, ci si rende facilmente conto che il destino, la fatalità, c’entrano ben poco. Alla base di ogni incidente stradale ci sono precise responsabilità, precise colpe. Non possiamo più guardare l’incidente stradale come un fulmine, un vulcano, un terremoto, un meteorite. Nuove fattispecie legislative non sono, ovviamente, sufficienti da sole ad arrestare la strage che si consuma ogni giorno sulle strade italiane ma, insieme con una migliore manutenzione delle infrastrutture, una più incisiva prevenzione ed una capillare educazione stradale, possono dare un forte contributo all’aumento della sicurezza degli utenti della strada. Noi pensiamo che il Parlamento e l’Esecutivo debbano dare un segnale forte ed immediato della volontà politica di cambiare rotta, nell’approccio al grave problema dei tantissimi morti, feriti ed invalidi permanenti causati da condotte di guida criminali. Anche un immediato inasprimento (ed innalzamento del minimo) delle pene già esistenti per gli omicidi colposi stradali ed altre forme di revisione della licenza di guida in caso di gravi incidenti troverebbero una nostra convinta approvazione. L’importante è che i cittadini abbiano la sensazione che, finalmente, per prevenire la strage stradale, si cominci a fare sul serio…
Grazie. Alberto Pallotti, presidente dell’AIFVS
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