Numero di assistiti ai medici di Medesano e Felegara la vicenda finisce in Tribunale

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Numero di assistiti ai medici di Medesano e Felegara la vicenda finisce in Tribunale

Dopo il pensionamento del dottor Simsmieh Fouad, che aveva il suo ambulatorio a Felegara, il numero massimo di pazienti assegnati agli altri medici della zona è diventato oggetto di verifiche sotto il profilo giuridico legale. Si apprende da una recente sentenza della sezione di Parma del Tribunale Amministrativo Regionale dell’Emilia Romagna, relativa ad un procedimento avviato dal dottor Massimo De Bernardinis, che dopo aver aperto a Felegara un suo ambulatorio, dopo il pensionamento del collega, ha riscontrato che un gran numero di assistiti del precedente medico sarebbe stato assegnato ad altri medici, quindi per capire meglio aveva presentato una richiesta di accesso agli atti per verificare i numeri e se fosse stato rispettato il limite massimo stabilito dalle norme, ma l’Ausl non gli ha fornito il dato, quindi assistito dali avvocati Alberto Bertoi e Francesco Groppi, ha impugnato il silenzio assenso dell’ Azienda Unità Sanitaria Locale di Parma, (Azienda Unità Sanitaria Locale di Parma – Distretto delle Valli Taro e Ceno, Regione Emilia Romagna) la quale nel procedimento non si è costituita, lo stesso hanno fatto gli altri cinque medici interessati.

Il dottor De Bernardinis dal maggio 2010 e sino al novembre 2017, ha esercitato la sua attività negli ambulatori siti a Medesano ed a Ramiola, poi nel dicembre 2017 ha aperto un ambulatorio anche a Felegara, ciò sarebbe avvenuto, scrivono i giudici “accogliendo la richiesta in tal senso del Direttore del Dipartimento Cure Primarie di Borgo Val di Taro, motivata dal pensionamento del dottor Simsmieh Fouad, con ambulatorio medico nella suddetta località di Felegara, e dalla conseguente esigenza di garantire continuità di assistenza medica di base ai circa 800 pazienti dello stesso dottor Fouad”.

Dopo l’apertura dell’ambulatorio il dottor De Bernardinis constatava che soltanto 200 dei precedenti pazienti del dottor Fouad lo avevano scelto quale loro nuovo medico di assistenza primaria, mentre i restanti ex pazienti avevano scelto altri medici.
Il dottor De Bernardinis, ritenendo che anche per effetto di tale distribuzione si fosse verificato il superamento dei massimali di scelta da parte di alcuni colleghi medici esercenti nel suo stesso territorio

La Regione Emilia-Romagna, dopo una nota del maggio 2018 del Servizio Assistenza Territoriale, rispondeva testualmente che “l’Azienda USL di Parma, durante l’acquisizione delle scelte nel periodo sopra considerato, ha ammesso esserci stato un errore interpretativo da parte degli operatori CUP relativamente alle ricongiunzioni familiari” e che, a causa di tale errore, “…alcuni medici hanno superato il limite previsto in rapporto, soprattutto, alle scelte “definitive” e, infine, asseriva che era stato “appurato l’errore da parte degli “sportellisti” che, in funzione di back-office, hanno attribuito scelte in eccesso ai medici di cui sopra. Nonostante il tempestivo tentativo di porre rimedio a tale erronea situazione, ciò non ha, purtroppo, evitato che alcuni medici abbiano superato il massimale di scelte previsto dalle vigenti norme contrattuali”.

In seguito a tale risposta, il dottor De Bernardinis, ritenendo di essere stato danneggiato dall’AUSL di Parma per il mancato controllo chiedeva di fornirgli i dati numerici afferenti gli assistiti in carico a tutti i medici del Distretto Valli Taro e Ceno nel periodo dal 31 gennaio 2014 al 31 gennaio 2019.

Con nota in data 4 aprile 2019 l’AUSL di Parma riscontrava la suddetta richiesta limitandosi, però, a fornire soltanto i dati inerenti i superamenti dei massimali in essere al momento della domanda e non i dati storici chiesti dal dottor De Bernardinis.

In risposta a tale nota, con p.e.c. dell’11 aprile 2019 l’attuale ricorrente chiedeva all’AUSL di Parma di integrare la risposta all’istanza 28 febbraio 2019, insistendo cioè nella richiesta dei dati numerici inerenti gli assistiti in carico a tutti i medici del Distretto Valli Taro e Ceno nel periodo dal 31 gennaio 2014 al 31 gennaio 2019.

Una richiesta che il 5 luglio 2019 è stata meglio circostanziata, chiedendo di accedere ai soli dati numerici degli assistiti in carico ai medici di medicina generale di assistenza primaria aventi ambulatorio nell’ambito territoriale del Comune di Medesano, nel periodo compreso tra il 31 gennaio 2014 ed il 30 giugno 2019, ma su questo punto l’Ausl non ha fornito risposte.

Un “silenzio – diniego” che il medico ha impugnato ed il Tar accogliendo la sua istanza ha ordinato all’AUSL di Parma di provvedere a fornire i documenti richiesti, condannando l’azienda sanitaria anche al pagamento di 1000 euro di spese legali.

La sentenza è stata emessa dal collegio giudicante composto dai magistrati: Germana Panzironi (Presidente), Marco Poppi, (Consigliere), Massimo Baraldi (Referendario, Estensore)

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