L’inchiesta “Ombre Nere”

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L’inchiesta “Ombre Nere”

In un’intercettazione telefonica sosteneva di essere legato ad “un ordine templare con sede a Lugano”, l’hanno registrata gli inquirenti della Procura di Caltanissetta nell’ambito di un’indagine antiterrorismo denominata “Ombre Nere” che all’inizio di dicembre si è svolta tra Italia e Francia, la quale ha portato al sequestro di un arsenale che sarebbe stato nella disponibilità di un gruppo eversivo intenzionato a costituire il “Partito Nazionalsocialista italiano dei lavoratori”, di chiara ispirazione filo nazista. La voce che faceva riferimento a Lugano e ai templari, secondo fonti investigative, sarebbe quella di Pasquale Nucera ex esponente di primo piano della ‘Ndrangheta, poi pentitosi e diventato collaboratore di giustizia. Le indagini sono state svolte in molte città italiane: Siracusa, Milano, Monza, Bergamo, Cremona, Genova, Imperia, Livorno, Messina Torino, Cuneo, Padova, Verona, Vicenza e Nuoro. L’attività, diretta dalla Procura di Caltanissetta si è svolta sotto il coordinamento della Direzione centrale polizia di prevenzione – Servizio per il Contrasto dell’estremismo e del terrorismo interno e con la collaborazione del Servizio della Polizia postale e delle comunicazioni, 19 le perquisizioni effettuate. Pasquale Nucera è stato arrestato nei pressi di Imperia nella sua casa in località Dolceacqua e nella vicina Francia, a Saint Dalmaz de Tende, in un appartamento a lui riconducibile è stato ritrovato e sequestrato un mini arsenale comprendente 8 fucili, 1 carabina, 1 pistola semiautomatica, 4 revolver e due valigette contenenti munizionamento di vario calibro. Durante le perquisizioni sono state rinvenute alcune fotografie raffiguranti Nucera in costume da templare. Anche a Dolceacqua dove Nucera risiede sono state rinvenute armi: un fucile, 33 coltelli e 3 machete. Nucera, 64 anni, secondo le accuse sarebbe il reclutatore del gruppo proponendosi come addestratore vantando una sua passata esperienza militare nella Legione Straniera. Il suo profilo Facebook, dove si faceva chiamare Yavres Leon, è stato posto sotto sequestro dalla polizia postale.

 

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