“Un premio agli amministratori incapaci”, contro la legge Foti la Corte dei Conti si appella alla Consulta

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“Un premio agli amministratori incapaci”, contro la legge Foti la Corte dei Conti si appella alla Consulta

La Corte dei Conti boccia senza mezzi termini la legge che porta il nome del ministro piacentino Tommaso Foti e si rivolge alla Corte Costituzionale: la legge 7 gennaio 2026 n. 1 riforma la responsabilità erariale, che ha limitato al 30% (o comunque a non oltre due annualità di stipendio) il danno risarcibile dai funzionari e dagli amministratori pubblici in caso di colpa grave, con effetto anche sui procedimenti in corso. In pratica qualsiasi sia l’entità del danno economico cagionato alla collettività, il colpevole non lo risarcisce tutto ma rifonde solo il 30% o al massimo ad una cifra pari a due anni di stipendio.
I magistrati contabili della seconda sezione della Corte d’Appello con l’ordinanza 9 del 2026, depositata il 23 aprile e anticipata da Repubblica, si sono rivolti alla consulta sostenendo che la legge voluta dall’esponente piacentino di Fratelli d’Italia mette in atto “Un sistema che premia l’amministratore incapace e colloca a carico della comunità danneggiata i due terzi del danno, in piena contraddizione con i principi di eguaglianza”, di cui all’articolo 3 della Costituzione, “e di solidarietà sociale” di cui all’articolo 2 della stessa carta, “in contrasto insanabile con le norme costituzionali ed eurounitarie che governano la sana e corretta gestione delle risorse pubbliche”. Nell’ordinanza di cui è relatrice il giudice Maria Cristina Razzano) si afferma che il nuovo assetto in materia di responsabilità erariale è “manifestamente irrazionale e palesemente iniquo“:
I magistrati contabili affermano che “la funzione compensativa o risarcitoria risulterebbe gravemente frustrata dall’esiguità del credito risarcitorio residuo”.
La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata in merito ad una vicenda avvenuta a Genova, un intervento chirurgico errato che ha causato la lesione del midollo di un paziente, rendendolo paraplegico, l’Asl ha risarcito un milione e 350mila euro e poi li ha richiesti a tre medici responsabili, uno di loro, condannato a versare 945mila euro, ha fatto ricorso in Appello chiedendo l’applicazione della legge Foti e quindi la riduzione della somma al doppio del suo stipendio lordo percepito ogni anno, cioè a 170mila euro.

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