Svezia: Tra Ideali e Realtà di un Modello Educativo – La Mia Esperienza a Luleå

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Svezia: Tra Ideali e Realtà di un Modello Educativo – La Mia Esperienza a Luleå

bandiera svedese

Di Antonella Bertolotti* – docente/dirigente sindacale

Cari lettori,

Grazie al programma Erasmus+, ho avuto la preziosa opportunità di trascorrere una settimana, dal 10 al 15 marzo 2025, in Svezia, precisamente a Luleå, per un’esperienza formativa di job shadowing presso la Luleå Gymnasieskola. Spesso sentiamo descrivere i sistemi educativi nordici come vertici di eccellenza, quasi mitizzati. La mia permanenza, unita all’analisi di ricerche e documenti specifici, mi ha permesso di osservare da vicino questo sistema, apprezzandone gli aspetti positivi ma anche cogliendone le complessità e le criticità, sovente meno evidenti.

Un’immersione nella Gymnasieskola di Luleå

La Luleå Gymnasieskola è un istituto di notevoli dimensioni, tra i più grandi della Svezia, situato nel “Gymnasiebyn”, un vero e proprio campus dedicato all’istruzione superiore. Sono stata accolta con grande disponibilità dalla mia supervisore, Isabel Berggren, e da altri docenti, avendo così l’opportunità di immergermi in diverse pratiche didattiche.

Ho osservato lezioni di Inglese (livelli 5, 6 e 7 corrispondenti al nostro triennio), durante le quali ho potuto notare l’efficace organizzazione della docente Hanna nel definire strutture e obiettivi chiari. Ho inoltre assistito alla preparazione di dibattiti sull’uso dei cellulari a scuola e a lezioni propedeutiche alla discussione di opere letterarie. Ho partecipato a un coinvolgente workshop di Imprenditorialità, dove gli studenti ideavano e promuovevano prodotti innovativi legati alla sostenibilità e alla valorizzazione turistica del territorio. Ho anche seguito lezioni di Storia Svedese tenute dal professor Rickard; il suo approccio più tradizionale, basato sulla lezione frontale, era apprezzato dagli studenti ed efficacemente riassunto dal suo motto “I sell my lessons”.

Aspetti Positivi: Autonomia e Collaborazione

Il sistema svedese pone una marcata enfasi sull’autonomia e sulla responsabilità dello studente. Il principio “libertà con responsabilità” si traduce in un percorso di apprendimento che si svolge in misura significativa anche al di fuori dell’aula, individualmente o in gruppo. Il lavoro collaborativo è considerato cruciale e mira a sviluppare competenze di team working e decisionali, simulando dinamiche professionali. La scuola si presenta come un ambiente moderno, ben equipaggiato e tecnologicamente integrato. L’offerta formativa è ampia e diversificata: include programmi professionali e propedeutici all’università, oltre a percorsi specifici come l’IB (International Baccalaureate) e programmi sportivi avanzati. L’istruzione è gratuita e supportata da aiuti finanziari volti a incentivare la frequenza degli studenti.

Le Criticità Dietro l’Immagine Idealizzata: Un’Analisi Approfondita

Tuttavia, uno sguardo più attento, supportato da ricerche e dalle osservazioni raccolte sul campo, rivela diverse criticità che incrinano l’immagine spesso idealizzata del sistema.

  • Libertà e Responsabilità: Un Equilibrio Davvero Raggiunto? La notevole autonomia richiesta, sebbene concepita per responsabilizzare gli studenti, non sempre conduce ai risultati sperati. Questo approccio sembra funzionare efficacemente solo per chi possiede già spiccate doti di autonomia e motivazione. La mia osservazione diretta ha evidenziato come pratiche didattiche eccessivamente centrate sugli studenti, con un supporto limitato da parte del docente, correlino negativamente con i risultati di apprendimento e il benessere generale. Invece di tradursi in autodisciplina, la “libertà” concessa sfocia frequentemente – come emerso dalle osservazioni dirette e riflesso nei dibattiti politici nazionali – in significative difficoltà nella gestione della classe. Si notano studenti che entrano ed escono liberamente dall’aula, navigazione internet per scopi non didattici e un uso diffuso e problematico dei telefoni cellulari. Quest’ultimo aspetto è diventato così rilevante che il governo svedese ha recentemente introdotto divieti più stringenti, citando gli elevati livelli di distrazione che ne derivano. L’attesa capacità di autoregolamentazione sembra quindi spesso disattesa, portando a un apprendimento passivo, frammentato e confusionario, con un impatto negativo sull’ambiente di apprendimento collettivo.
  • Pensiero Critico: Promosso o Ostacolato? Sebbene lo sviluppo del pensiero critico sia un obiettivo dichiarato, la sua effettiva coltivazione presenta delle sfide. Un pensiero realmente critico si nutre del confronto con prospettive diverse e richiede solide basi di conoscenza. Alcuni approcci pedagogici prevalenti, che riducono l’importanza dell’istruzione diretta a favore della scoperta autonoma, rischiano di limitare l’acquisizione di tali basi, rendendo più ardua una vera analisi critica. Inoltre, nel dibattito educativo emerge la preoccupazione che un’intensa focalizzazione su specifici temi contemporanei – pur importanti, come le questioni ambientali, politiche o gli studi di genere – se non attentamente bilanciata e presentata includendo una pluralità di punti di vista, possa paradossalmente restringere il campo dell’analisi. Ciò rischierebbe di scoraggiare un confronto aperto con posizioni alternative, limitando così lo sviluppo di una capacità critica completa e sfaccettata.
  • Pedagogia e Apprendimento: L’approccio definito “costruttivista radicale”, in cui l’insegnante agisce primariamente come facilitatore, è stato oggetto di dibattito. Diverse critiche evidenziano come questo modello possa condurre a una carenza di istruzione esplicita, indebolendo le conoscenze fondamentali (come osservato, ad esempio, in matematica) e potenzialmente contribuendo al calo dei punteggi svedesi nelle rilevazioni PISA. A ciò si aggiunge l’osservazione che gli strumenti digitali vengano spesso impiegati come sostituti dell’apprendimento profondo, piuttosto che come sua integrazione, e che molti studenti risultino poco avvezzi alla scrittura manuale.
  • Valutazione e Corpo Docente: Rimangono aperte questioni relative all’inflazione dei voti o, in altri contesti, a sistemi di valutazione (come quelli senza bocciatura) che potrebbero essere percepiti come carenti di rigore. Parallelamente, la professione docente affronta difficoltà legate al reclutamento e a una percepita diminuzione dell’autorità in aula.
  • Finalità dell’Educazione: Si avverte il rischio che l’educazione si concentri eccessivamente sulla qualification (l’acquisizione di competenze pratiche e spendibili) a discapito della subjectification – la formazione dell’individuo come soggetto pensante e consapevole – e di una più ampia cultura generale.

Riflessioni Conclusive

La mia esperienza a Luleå è stata senza dubbio significativa e arricchente. Osservare approcci didattici differenti e confrontarmi con colleghi svedesi ha ampliato le mie prospettive professionali. Tuttavia, è essenziale guardare oltre le narrazioni semplificate. Il modello svedese, pur muovendo da principi lodevoli, presenta sfide concrete e complesse che meritano un’attenta considerazione.

La domanda su cui riflettere è se le difficoltà osservate in Svezia riguardo alla motivazione e al comportamento degli studenti siano una conseguenza inevitabile dell’adozione diffusa di metodologie attive. Credo sia fondamentale, quando osserviamo sistemi educativi diversi dal nostro, farlo con spirito analitico, riconoscendo che la perfezione non esiste in alcun modello. Questa consapevolezza ci permette di riflettere con maggiore lucidità anche sulla nostra realtà scolastica, valorizzandone i punti di forza e lavorando per superarne i limiti, in un processo di miglioramento continuo che trae spunto dal confronto internazionale, ma che evita l’imitazione acritica.

Antonella Bertolotti

* dirigente sindacale Gilda Unams Parma e Piacenza

(delegata RSU Liceo Marconi – Parma)

testo pubblicato ai sensi delle prerogative sindacali di cui alla legge 300/70

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