
Indagine dell’Istituto, in base alle relazioni della Corte dei Conti UE,
sui contributi dei PSR precedenti: carente selezione dei progetti, costi irragionevoli, scarsa efficacia degli investimenti.
“Come saranno spesi i soldi dei PSR?” si domanda Mario Pusceddu, presidente di ISVRA, Istituto Italiano per lo Sviluppo Rurale e l’Agriturismo, dopo una ricerca dell’Istituto sulle relazioni della Corte dei Conti Europea a proposito della gestione dei PSR 2007-2013 appena conclusi.
“La Corte – prosegue Pusceddu – ha denunciato, anche per l’Italia, diffuse carenze nella selezione dei progetti da finanziare, nel controllo della spesa, nella verifica dei risultati. Non ci sono iniziative per evitare che questo si ripeta”.
“Chiediamo- conclude Pusceddu – che i nuovi PSR siano gestiti con diverso senso di responsabilità e sottoposti a rigorosi controlli da parte di una Autority nazionale dedicata: lo si deve agli agricoltori seri e capaci e ai contribuenti che ne sostengono l’attività”.
ISVRA ricorda che con i Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020, appena entrati nella fase attuativa, arriveranno in Italia 10,4 miliardi di euro che, col cofinanziamento regionale, produrranno, entro il 2020, un sostegno pubblico all’agricoltura e all’economia delle campagne, di circa 21 miliardi di euro. Complessivamente, per i 28 Paesi dell’UE, lo stanziamento comunitario sarà di 98,7 miliardi di euro. Nei precedenti 7 anni (PSR 2007-2013) l’impegno UE era stato di 96,2 miliardi, di cui 9 destinati all’Italia.
Di seguito, in sintesi, ISVRA cita i principali rilievi che la Corte dei Conti dell’Unione Europea ha rivolto agli Stati membri e alla Commissione UE (che avrebbe dovuto controllare), nelle sei Relazioni Speciali sui PSR 2007-2013 prese in esame.
1. Gli Stati membri hanno conseguito solo in misura limitata un buon rapporto costi-benefici; gli aiuti non sono stati diretti sistematicamente a progetti con il miglior rapporto costi-benefici volti a conseguire gli obiettivi stabiliti nei PSR. Non sono state acquisite informazioni sufficienti per dimostrare l’esito positivo degli investimenti (Finanziamenti per le infrastrutture rurali – Relazione 25-2015).
2. Gli Stati membri hanno rimborsato costi di investimento irragionevolmente elevati o insufficientemente giustificati, per progetti non ammissibili ai
finanziamenti UE, o senza adottare i necessari criteri di selezione (Investimenti non produttivi in agricoltura – Relazione 20-2015).
3. Era assente un sistema di monitoraggio e valutazione che permettesse di verificare la trasparenza e la rendicontabilità degli investimenti rendendo impossibile stabilire se le risorse siano state utilizzate in maniera efficace ed efficiente (Assistenza tecnica – Relazione 4-2015).
4. Gli Stati membri sono riusciti a conseguire solo in misura limitata un rapporto costi-benefici ottimale; gli aiuti non sono stati sistematicamente indirizzati ai progetti che avrebbero avuto maggiori probabilità di conseguire le finalità delle misure (Diversificazione dell’economia rurale – Relazione 6-2013);
5. I criteri di ammissibilità consentivano quasi a qualunque impresa di beneficiare dei finanziamenti; i sistemi di selezione erano carenti o non esistevano e, laddove vi erano risorse finanziarie sufficienti – il che si verifica spesso all’inizio di un periodo di programmazione – non erano per niente applicati (Industria di trasformazione alimentare – Relazione 1-2013);
6. Alcuni Stati membri non hanno applicato i criteri di selezione che avevano stabilito oppure hanno adottato sistemi di assegnazione dei fondi poco efficienti; il quadro di monitoraggio e valutazione non genera i dati necessari per verificare i progressi compiuti nel realizzare le priorità stabilite dall’UE; i dati sono risultati non attendibili e non consentono raffronti tra i risultati conseguiti dagli Stati membri (Ammodernamento delle aziende agricole – Relazione 8-2012).
24 marzo 2016
{fcomment}




