Dopo sette anni il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Parma, su richiesta della stessa accusa, ha ritenuto non sussistenti la contestazione di associazione a delinquere finalizzata alla frode nei confronti di Dante Bigi, ex presidente della Nuova Castelli di Reggio Emilia, che era stato coinvolto in procedimento penale su un presunto maxi giro di forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano ritenute contraffatte e non conformi ai disciplinari di produzione.
Tra le 27 persone a vario titolo coinvolte anche i rappresentanti dei consorzi di tutela, Giuseppe Alai, all’epoca dei fatti presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano e Stefano Berni, direttore di quello del Grana Padano, oltre anche al caposervizio del Consorzio Grana Padano Francesco Ghidorsi. Nei loro confronti, così come per tutti gli altri finiti sotto accusa, il gip del tribunale di Parma ha disposto l’archiviazione del procedimento a loro carico così come avallato altresì dalla procura.
Dodici indagati erano accusati di associazione a delinquere: oltre Bigi, Luigi Fici (che divenne legale rappresentate della Nuova Castelli dopo Bigi a fine 2015), Mario Panazza, Romano Conti, Alberto Morlini, Francesco Ghidorsi, Marco Soldati (nel frattempo deceduto), Angelo Maria Strazzanti, Tommaso Cibrario, Sergio Raglio, Giuliano Menozzi e Livio Bondavalli.
Fra gli altri indagati: Massimo Bertoni, Claudia Cadonici, Artico Iori, Paola Alessandra Maria Pozzi, Giuseppe Omassi, Villiam Chiari, Simone Paraluppi, Emily Anselmi, Davide Vietta, Paolo Guerriero, Federico Bruno, Vanessa e Luca Bonazzi.
L’indagine fu avviata da una segnalazione relativa alla presenza in un supermercato inglese di vaschette da 100 grammi di “Grated Parmesan”, ovvero Parmigiano Grattugiato, che a dispetto del disciplinare contenevano del Lisozima, il procedimento iniziato a Reggio Emilia è stato poi trasferito a Parma per competenza territoriale.
Varie le ipotesi di reato contestate a vario titolo, dall’abuso d’ufficio a reati di frode nell’esercizio del commercio, dalla contraffazione di indicazione geografiche o denominazione di origine dei prodotti agroalimentari all’adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari e al commercio di sostanze nocive con emissione di fatture per operazioni parzialmente o totalmente inesistenti. E ancora: fraudolenta produzione e commercializzazione di ingenti quantitativi di Parmigiano Dop mediante la miscelazione con prodotti similari appositamente creati; utilizzo di fermenti lattici in numero superiore al consentito, utilizzo di latte con residui di antibiotici e presenza superiore di aflatossine.
Altra accusa era l’ottenimento della certificazione di origine protetta “Grana Padano” per ingenti quantitativi di formaggio, sprovvisti dei requisiti previsti procedendo comunque nella marchiatura illegittima, per trarne un ingiusto profitto dalla lavorazione e dalla commercializzazione.
La pm Podda ha chiesto l’archiviazione, attraverso un provvedimento motivato, nonostante la mole di atti in quanto non è stato possibile dimostrare le accuse, anche per assenza e carenza di prove inoltre per molti profili sarebbe comunque intervenuta la prescrizione.




