
Classe 1998 ha iniziato a giocare a 5 anni nel Praia, una scuola calcio nell’astigiano. A seguito di un’esperienza quinquennale al San Domenico Sadio, ha militato (da esordiente, per due anni) nell’Asti e (sei mesi) nel Casale (Giovanissimi). All’età di 15 anni (di ritorno al San Domenico) ha terminato l’ultimo anno di Juniores con la conquista di un campionato provinciale. Diciannovenne, ha figurato anche nel Valle Versa (Promozione).Poco tempo dopo, ha abbandonato (per breve tempo) il calcio a 11, ed ho intrapreso l’esperienza a 8. Dal 2013 ad oggi, milito nella Nicese (Seconda Categoria) e disputiamo attualmente i playoff promozione.”
Com’è nato il rapporto con Padania Football Association?
“Ho conosciuto Ivan Orsi, dopo aver partecipato al campionato di calcio a 8 nell’alessandrino. Propose a me e ai miei compagni, di partecipare ad una selezione di giocatori ad Acqui Terme e Vigevano.Terminati gli stage, sono stato scelto da Padania Football Association e dall’allora selezionatore John Motta per partecipare ai mondiali CONIFA di Ostersund.”
Che ricordi porta con sé dagli stage?
“Nel pavese, ho avuto il piacere di conoscere giocatori del calibro di Riccardo Grittini, oltre allo staff, che ringrazio per l’ottima gestione ed organizzazione degli eventi in pochissimo tempo.”
Cos’ha rappresentato per lei l’avventura svedese?
“Inanzitutto, ho accettato di far parte di questo gruppo per via della matrice apolitica dell’organizzazione. Partecipare ad una tale manifestazione con una squadra di questo calibro, non può che riempirmi il cuore d’orgoglio e ben figurare nel mio curriculum calcistico. Per quanto riguarda le nazioni partecipanti, durante la prima fase del torneo abbiamo affrontato diverse squadre competitive; ai Quarti di finale contro Nizza, abbiamo tirato fuori gli attributi, ma ciò non è stato sufficiente per poter passare il turno.”
Che propositi ha per l’Europeo ungherese e che messaggio vorrebbe lanciare?
“Il nostro obbiettivo oltre a partecipare è vincere, fare bene e promuovere il dialogo tra culture e popoli differenti attraverso lo sport. Bisogna vivere il calcio come un divertimento (e non esclusivamente come un business) ed un’occasione per fare gruppo, volersi bene e giocare senza effettuare contrasti eccessivi lo slogan di CONIFA è appunto Freedom to play football.”
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