Sabato 23, alle ore 21.00 al Teatro Nuovo, “Mi voleva Strehler”, con Maurizio Micheli. Regia di Luca Sandri, scritto da Umberto Simonetta
Lo spettacolo ha più di mille repliche all’attivo, e, dal debutto nel 1978 ad oggi, mantiene immutate la forza comica e satirica.Un esempio di teatro-cabaret ineguagliato, tanto nella misura (due atti di cinquanta e quaranta minuti l’uno), quanto nella composizione. Uno spettacolo giocato su diversi piani mascherando, dietro un’apparente facilità, una riflessione profonda sull’arte dell’attore.
La storia narra, col pretesto di un provino che un attore di cabaret deve sostenere davanti a Giorgio Strehler e che gli aprirà le porte del grande teatro, uno spaccato del teatro italiano a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Assistiamo così alla scoperta del “teatro alternativo” e all’impegno politico di ispirazione brechtiana, al racconto de “La prise de l’Odéon” ai tempi del ’68 e alle imitazioni nostrane dei grandi innovatori di quell’epoca: il Living, Grotowski, il Terzo Teatro, rese ancora più comiche dallo stridore, forse solo apparente, con la condizione reale del giovane attore narrante.?
“Il pubblico veniva per assistere al lavoro, probabilmente attratto da qualche autorevole recensione, magari da un titolo indovinato, dal parere favorevole di amici che l’avevano già visto o da chissà che altro.
Appena si apriva il sipario (quando c’era il sipario) lo spettatore si trovava così a dover fare prima di tutto conoscenza con l’attore in scena: doveva fissarlo, misurarlo, lasciatemi dire annusarlo, decidere se gli era o non gli era simpatico, decidere se gli avrebbe mai concesso l’autorizzazione a farlo ridere o, come direbbero altri, a inoltrargli il messaggio comico.
Questa spietata perlustrazione può durare un attimo oppure un secolo ma qualsiasi sia la sua durata per l’attore e per l’autore sarà sempre eterna.
Con grande emozione, con grande gioia abbiamo visto il pubblico abbozzare un sorriso, poi sorridere con maggior decisione, ridere poi e sghignazzare infine senza ritegno” dicono Umberto Simonetta e Maurizio Micheli.
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