
Nell’indagine condotta dalla Procura di Busto Arsizio per il maschicidio di Fabio Ravasio, cinquantaduenne ucciso a Parabiago un provincia di Milano il 9 agosto del 2024, è stata fermata anche Ariane Pereira Bezzerra Da Silva, di 31 anni , figlia della compagna dell’uomo Adilma Pereira Carnera, brasiliana di 50 anni, compagna della vittima è già a processo con altre sette persone con l’accusa di aver organizzato l’uccisione dell’uomo simulando un incidente stradale. La figlia è stata fermata il 26 luglio su richiesta del pubblico ministero, Ciro Caramore, ciò dopo che uno dei sette imputati ha dichiarato in aula che anche lei fosse a conoscenza del piano criminale ideato dalla madre, la giovane donna era già indagata a piede libero per false dichiarazioni al pm ma dopo le rivelazioni emerse durante il processo la sua posizione si è aggravata, adesso si trova nel carcere di Como. Fabio Ravasio fu investito deliberatamente al fine di ucciderlo mentre tornava a casa dal lavoro sulla sua bicicletta il 9 agosto del 2024. La presunta ideatrice del maschicidio Adilma Pereira Carneiro, brasiliana ma da molti anni in Italia, sacerdotessa del culto Candomblè molto diffuso nel paese sudamericano. La donna, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe deciso di uccidere l’uomo con l’intenzione di far ereditare agli ultimi due dei suoi otto figli i beni del compagno benestante. I due figli erano stati riconosciuti da Fabio Ravasio anche se prima erano stati registrati come figli del marito Marcello Trifone. La donna e suoi complici hanno tentato di far credere che la morte di Ravasio fosse colpa di un pirata della strada. Adilma Pereira Carneiro è madre di 9 figli avuti da tre uomini diversi, i suoi principali complici – ritenuti ora gli autori materiali sono un figlio della donna (nato da una precedente relazione) Igor Benedito e il marito Marcello Trifone, il primo guidava l’Opel Corsa usata per l’investimento e l’altro lo accompagnava. Un altro complice che avrebbe aiutato la donna a nascondere l’auto, un altro amante e un amico al quale sarebbe stato promesso in cambio un appartamento avrebbero fatto da pali dando anche loro una mano a nascondere l’auto. Gli altri presunti complici sarebbero un meccanico che ha riparato la Opel Corsa usata per il maschicidio e un altro uomo fermato con l’accusa di aver inscenato un finto malore per bloccare il traffico in via Vela a Parabiago dove è avvenuto l’assassinio.




