Era la mattina del 9 agosto del 2014 quando dal cielo intono a Varsi si sentì uno strano ronzio, era un aereo ultraleggero che stava precipitando, si schiantò nei boschi della Val Ceno, morì il passeggero Roberto Agnolotti, 49 anni, di Milano, mentre il pilota, non professionista, Giacomo Malacchi, 51 anni originario di Sottochiesa di Taleggio (Bergamo), finì gravi condizioni all’Ospedale Maggiore di Parma. Quest’ultimo ieri ha avuto una pena di sei mesi con la sospensione condizionale, era accusato di omicidio colposo. Il procedimento si è svolto davanti al Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Parma Alessandro Conti. L’aereo, un ultraleggero WT9 Dynamic ad ala bassa in fibra di carbonio pesante 375 chili, era di proprietà dello stesso pilota che lo aveva acquistato in comproprietà con alcuni amici. Il velivolo era decollato dal campo di volo di Capriate San Gervasio (Bergamo), erano partiti alla volta dell’Isola d’Elba con altri due amici che viaggiavano su un altro ultraleggero, seguivano a bassa quota il tracciato dell’autostrada, puntando verso Parma, con l’intenzione di andare poi verso la Cisa e puntare sul Mar Tirreno. Caddero sul Monte Dosso ad un altezza di 1245 metri, gli amici che erano sull’altro aereo diedero l’allarme chiamando i Carabinieri ed il Centro assistenza di Linate. Nel giro di qualche minuto arrivarono gli elicotteri del Soccorso alpino e speleologico dell’Emilia Romagna e quello del 118 di Parma. era difficile da raggiungere, per cui dall’elicottero furono calati con un verricello un medico rianimatore, un’infermiera e due soccorritori, che sono riusciti a raggiungere i feriti e li hanno intubati. Agnolotti era ancora vivo, ma morì poco dopo, Malacchi riportò gravi ferite, fu ricoverato in rianimazione e subì un intervento chirurgico.



