Impagnatiello (Ugl), decreto dignità: “Una partita da giocare fino in fondo”

Articolo

Impagnatiello (Ugl), decreto dignità: “Una partita da giocare fino in fondo”

“Una partita da giocare fino in fondo”. Questa la posizione di Matteo Impagnatiello, Segretario Provinciale UGL, sul cosiddetto decreto dignità. Attraverso il confronto ed il dialogo tra le varie parti sociali, il Governo ed il Parlamento dovranno adottare una soluzione per la difficile situazione del mondo del lavoro in Italia. Questo è lo scenario fragile e preoccupante del nostro Paese: tre milioni di disoccupati e cinque milioni di persone nella fascia della povertà assoluta, senza contare i nove milioni rientranti nella categoria della povertà relativa. “Un decreto che forse non darà tutte le risposte, ma rappresenta una novità”.

E’ l’auspicio del Segretario, il quale ribadisce la necessità di un immediato rilancio dell’economia, che da decenni lamenta l’assenza di una politica industriale, danneggiando così soprattutto le piccole e medie imprese e favorendo il ricorso alla delocalizzazione delle multinazionali.
Le stime dell’Inps sono contraddittorie, poiché non considerano i provvedimenti di sostegno e stimolo e gli investimenti di carattere pubblico da deliberare in breve tempo. L’obiettivo politico del decreto dignità è anche combattere il precariato, limitare i contratti a tempo determinato (questi ultimi da considerare un abuso regolamentato), incentivare il lavoro a tempo indeterminato.
Da diverse angolazioni, Confindustria e Inps dimostrano timore per il cambiamento, richiesto invece dalla maggioranza dei cittadini, stanca di un sistema normativo inconsistente e di pseudo-riforme, tendenti ad acuire sperequazioni sociali ad ogni angolo della penisola.
Una conseguenza delle fallimentari politiche socio-economiche renziane: il Jobs Act e la Buona Scuola hanno distrutto un patrimonio costruito in decenni di concertazione e coesione tra gli attori economico-sociali, minando sviluppo e progresso necessari ai soggetti imprenditoriali, protagonisti della prossima economia liquida.
L’appiattimento verso le teorie liberiste hanno anche snaturato il compito della triplice sindacale, ferma sulla tutela esclusiva di lavoratori e pensionati, ma non di coloro che risultano carenti di reddito e pensione.
Un danno di proporzioni gigantesche, a cui il nuovo Governo deve porre rimedio, in un clima di oggettiva ostilità di una parte della politica e della finanza, diffidenti per le potenziali ricadute negative a livello internazionale.
Occorre, pertanto, ascoltare quest’ultima chiamata, affinché la persona non venga esclusa e non venga banalizzata ad un semplice ingranaggio del meccanismo produttivo, ma diventi l’elemento portante di una ricostruzione economico-sociale umana.
In tal modo si permetterà alle nuove generazioni di credere in un nuovo miracolo italiano, costituito da nuovi lavori, ma anche da certezze di reddito e di diritti. Fattori essenziali per ricostruire un moderno stato sociale, caratterizzato da partecipazione e condivisione.

Back To Top