Emilia Romagna: un bambino su cinque è schermo dipendente

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Emilia Romagna: un bambino su cinque è schermo dipendente

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Secondo uno studio commissionato da Duracell, in Emilia Romagna, 9 famiglie su 10 privilegiano il gioco davanti ad uno schermo. Ma in molti genitori cresce la voglia di tornare ai giochi attivi e manuali
Milano, 10 dicembre 2014 – Circa un bambino su cinque (il 17%) residente in Emilia passa più di 3 ore e mezza del suo tempo davanti a uno schermo, sia esso del pc, di un tablet o di uno smartphone, a fronte di una media del 22,7% rilevata in Italia e del 9,3% rilevata in Inghilterra, Germania, Russia e Francia. È il dato che emerge da una ricerca commissionata da Duracell per comprendere le abitudini di gioco delle famiglie di oggi. Secondo quanto rilevato, il 90% degli intervistati nella regione Emilia Romagna (quindi 9 famiglie su 10), ammette di giocare sempre più sui dispositivi dotati di video a discapito di altre attività più tradizionali.
La ricerca, condotta da Censuswide, ha rilevato la forte crescita dei nuovi giochi digitali ma, a fianco a questa tendenza, ha anche evidenziato il desiderio da parte delle famiglie emiliane di trovare un’alternativa a questo tipo di attività. Così, nonostante i giochi su schermo siano i protagonisti indiscussi dei pomeriggi in casa, il 73,3% delle famiglie intervistate in Emilia si dichiara disponibile ad accogliere un’alternativa diversa dal gioco digitale e a trascorrere più tempo all’aria aperta.
Dai dati emersi si riscontra un grande bisogno di condividere più tempo con i figli, infatti il 40% dei genitori vorrebbe leggere più favole ai propri bambini, mentre il 57% giocherebbe ai classici giochi di società.
Ma quali sono le alternative ai giochi digitali preferite proprio dai bambini emiliani? Tra i giochi attivi riscontrano ancora un grande successo le attività all’aria aperta, come l’andare in bicicletta (67%) seguite da un importante 49% che invece preferisce cucinare e fare dolci con i genitori. Le costruzioni sono sempre tra i giochi più apprezzati (57%) ed infine rimangono alte in classifica anche attività come il disegno (37%) e il giocare con macchinine e trenini (rispettivamente 32% e 22%)
Ma nelle case emiliane esistono ancora dei luoghi digital free, non contaminati dalla presenza di tablet e dispositivi? I primi tre luoghi sacri “non digitali” sono rappresentati dalla vasca da bagno (58%), dai servizi igienici (52%) e dal letto (43%), mentre la tavola è per il 37% delle famiglie il luogo in cui i device dovrebbero essere sempre off limits.
A commento di questo studio, lo psichiatra e psicoterapeuta Raffaele Morelli afferma: “I risultati della ricerca ci portano ad affrontare un fenomeno nuovo, ma non inaspettato. I giochi digitali rappresentano una valida alternativa, se utilizzati per periodi limitati di tempo. Le due dimensioni possono e devono coesistere. Il gioco attivo implica un’attività reale e concreta, attraverso la quale i bambini comprendono come far funzionare le cose e che da una loro azione può scaturire un effetto concreto. Il gioco attivo non è solo un passatempo, serve proprio per potenziare le loro capacità innate, che sono immense”.
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