Economia rurale: divorzio fra imprese e associazioni di categoria?

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Economia rurale: divorzio fra imprese e associazioni di categoria?

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ISVRA, Istituto Italiano per lo Sviluppo Rurale e l’Agriturismo, riceve quotidianamente messaggi di imprenditori insoddisfatti delle associazioni di categoria.

Le denunce più frequenti:
– sono collaterali alla politica e al governo;
– non combattono la burocrazia perché vivono di burocrazia;
– comunicano una realtà economica non veritiera;
– sono sempre più povere di competenza e capacità propositiva.

I dirigenti delle associazioni di categoria – osserva ISVRA – attribuiscono il malumore degli imprenditori a una generica “crisi della rappresentanza”. Le imprese rispondono: “non ci sentiamo più rappresentate”.

Come accade ai partiti politici – prosegue l’analisi di ISVRA – anche le associazioni di categoria “storiche” vedono ridursi, anno dopo anno, il numero di affiliati. E sorgono nuove associazioni, comitati di base, movimenti locali, che cercano di colmare un “vuoto” nella tutela degli interessi di settore che si fa sempre più profondo, disegnando un contesto di interlocuzione, fra la politica e gli operatori economici, frammentato e debole.

Ma lo scenario del sistema economico rurale, caratterizzato soprattutto da imprese agricole e turistiche, scrigno del “Made in Italy” agroalimentare ed enogastronomico e di potenzialità turistico-culturali ancora in gran parte poco valorizzate, richiede – secondo ISVRA – un serio approfondimento.

“Si consideri – dichiara il presidente di ISVRA, Mario Pusceddu – che, secondo i rilevamenti di Istat 2015, il solo agriturismo, pressoché ignorato dalla promozione turistica pubblica e trattato dalle associazioni di categoria per lo più come fenomeno di nicchia, riceve il 57% di presenze di ospiti stranieri, pari a circa 6,5 milioni su 11,3 milioni complessive”.
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