A conclusione di un decennio a servizio della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Angelo Bagnasco si sofferma sui temi principali della sua Presidenza, risalendone il filo all’indomani della visita di papa Francesco a Genova. Scorrono volti precisi: operai, imprenditori e disoccupati; vecchi e nuovi poveri; presbiteri e religiosi, provocati ad assumere lo stile del Vangelo; giovani bisognosi di coinvolgersi in una normalità fatta di lavoro e affetti; ammalati e famiglie, vita e cura. Più che un bilancio, uno sguardo sulla società e sulla Chiesa.
Angelo Bagnasco con Ivan Maffeis, Cose che ricordo. Una conversazione con Ivan Maffeis, Edizioni San Paolo 2017, pp. 146, euro 15,00.
ANGELO BAGNASCO è nato a Pontevico (BS) nel 1943. È cresciuto a Genova, dove è stato ordinato sacerdote nel 1966.
Laureato in Filosofia all’Università Statale, ha insegnato Metafisica, Etica e Logica nella Facoltà Teologica del Seminario, rimanendo per trent’anni in parrocchia. Ha diretto l’Ufficio Catechistico, quello per l’Educazione e l’Apostolato liturgico. Preside dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, è stato Assistente diocesano della Fuci e Assistente ecclesiastico dell’Agesci. Vicario episcopale per la vita spirituale, è stato Padre spirituale del Seminario Maggiore. Nel 1998 è nominato Vescovo di Pesaro. Nel 2003 assume l’incarico di Ordinario Militare per l’Italia e nel 2006 diventa Arcivescovo Metropolita di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Ligure. Dal marzo 2007 – anno in cui viene creato Cardinale – al maggio 2017 ha guidato come Presidente la Conferenza Episcopale Italiana. Nel 2011 è eletto Vice Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, di cui nel 2016 diventa Presidente.
IVAN MAFFEIS è Sottosegretario e Direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana.
—————–
PREFAZIONE
Porto impressi nella memoria i volti luminosi e le
parole di stima che percepivo ogni volta che, lungo
le strade di Genova, accennavo al cardinale Angelo
Bagnasco. Come molti vescovi, nel settembre 2016 mi
trovavo a partecipare al Congresso eucaristico nazionale,
ospitato per l’occasione nel capoluogo ligure.
Quante volte in quei giorni ho sentito ripetere con
calore l’espressione: «Il nostro arcivescovo». Un operaio
mi ricordava la sua attenzione al mondo del lavoro
e a coloro che sono stati colpiti dalla piaga della
disoccupazione. Una coppia mi sottolineava la particolare
dedizione che il cardinale ha sempre avuto per
la famiglia fondata sul matrimonio, i vibranti appelli
alla sua tutela, lo sprone al mondo politico perché supportasse
con maggiore convinzione quella che è la cellula
fondamentale della nostra società. Un giovane mi
citava i suoi incoraggiamenti, gli inviti alla speranza,
il richiamo alla responsabilità. Un povero seguito dalla
Caritas o l’ex detenuta la sua prossimità nelle diffi coltà
o gli aiuti silenziosi che riceveva. Persino i musicisti
e le maestranze del Teatro “Carlo Felice” mi avevano
raccontato l’abbraccio e il sostegno del cardinale
nella crisi di questa realtà culturale. In tanti, inoltre,
mi descrivevano i suoi abiti macchiati di fango, quando
era subito accorso sulle strade della città devastata
dall’alluvione a far sentire la prossimità della Chiesa
a chi è ferito e anche a richiamare le istituzioni all’impegno
per il bene comune.
Ecco, quando una comunità è così stretta intorno al
suo pastore, signifi ca che egli è un autentico “servitore”
del Signore nelle donne e negli uomini che sono
stati affi dati alla sua cura. L’impegno lungimirante del
cardinale Bagnasco come presidente della Conferenza
episcopale italiana, quello avveduto nella Congregazione
per i vescovi, quello appassionato in qualità di
presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali
d’Europa – per citare alcuni esempi – sono una sorta
di estensione, un’ulteriore prova di quel suo stile di
pastore che l’arcidiocesi di Genova ben conosce e può
testimoniare. Personalmente, ne ho potuto sperimentare
l’umiltà, l’intelligenza e la vicinanza in numerosi incontri,
che ci hanno visto condividere un tratto signifi –
cativo di cammino, in particolare durante gli anni in cui
sono stato al suo fi anco come vice-presidente della Cei.
Il cardinale Bagnasco ha traghettato la Chiesa italiana
in mezzo a periodi non facili, per non dire delle
autentiche tempeste che hanno costellato il nostro Paese
nell’ultimo decennio.
Noi vescovi gli dobbiamo molto e ringraziamo il
Signore per averci donato in lui una guida, attenta a
leggere i segni dei tempi e sapiente nell’affrontare le
diffi coltà, a cominciare da quella crisi antropologica
ed economica che ancora marca la Penisola. Con
i suoi interventi e i suoi gesti ha saputo tracciare la
rotta. Faccio mie le parole di papa Francesco durante
l’Assemblea generale della Cei dello scorso maggio,
quando ha sottolineato i «dieci anni di servizio» del
cardinale Bagnasco per la Chiesa italiana e l’«amicizia
bella» che c’è fra i due.
In questa luce, la conversazione al centro di questo
libro non è soltanto un sentito omaggio alla sua
sapienza pastorale, ma anche un’effi cace sintesi dei
temi a lui cari. Tali temi, che prendono voce nei capitoli
che seguono, appartengono in realtà all’agenda
di ciascun pastore e ciascuna nostra diocesi: il rischio
della tiepidezza nella vita di fede e la risposta della
carità; l’individualismo, il pericolo di uno «Stato piegato
ai diritti del singolo», ma anche le testimonianze
di speranza che abitano il Paese; i lunghi anni della
crisi fi nanziaria, ma anche la lezione che da questo
tempo drammatico si può ricavare; l’emergenza educativa
e la necessità di un patto tra famiglia, parrocchia,
scuola e società; l’urgenza di essere Chiesa aperta,
che incontra e va incontro; l’impegno dei cristiani
nella società e nella politica; il volto missionario del
sacerdote; il fenomeno delle migrazioni e il bisogno
di “più” Europa.
Ci tengo a concludere queste righe ricordando le
parole con cui mi ha accolto come suo successore alla
presidenza della Cei, quando mi ha invitato a essere
semplicemente me stesso, sapendo di non essere solo.
Sono parole che tengo come riferimento. Mi aiutano
ad affrontare con serenità la responsabilità che mi è
stata data e a ricercare le vie per portarla avanti insieme,
secondo lo stile di una Chiesa sinodale. Posso
testimoniare, per l’amicizia che ci lega, come il cardinale
Bagnasco se stesso lo sia sempre stato: come
presidente della Cei ha sperimentato la comunione di
noi vescovi e al contempo l’affetto e la riconoscenza
di tanta gente del nostro Paese, credenti e non credenti,
che in lui hanno trovato un “padre” dal cuore generoso.
Anche grazie a questa sua sensibilità, la nostra
Chiesa resta una Chiesa di popolo, amata dalla gente
che le riconosce un ruolo fondamentale nella stessa
vita sociale.
GUALTIERO CARD. BASSETTI
Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve
Presidente della Cei
Roma, 27 ottobre 2017



