
Molti imprenditori attivi nella commercializzazione del famoso marmo di Carrara avrebbero occultato fondi, depositandoli in banche ticinesi, sottraendoli alla tassazione del fisco italiano. Lo sospettano gli inquirenti della Procura della Repubblica di Massa, che dopo tre anni di indagini, non ancora concluse, hanno iscritto 61 persone nel registro degli indagati. L’inchiesta è condotta dalla Guardia di finanza ed è coordinata dal procuratore capo Aldo Giubilaro. In particolare gli investigatori si sono focalizzati sui pagamenti in contanti di ingenti quantitativi di marmo che secondo la Guardia di Finanza venivano sottofatturati e poi pagati in nero da compratori non italiani. A ciò sarebbero seguite le conseguenti dichiarazioni infedeli finalizzate a mettere in atto il riciclaggio e l’ impiego di denaro, beni e proprietà di provenienza illecita. L’inchiesta pare destinata ad allargarsi, in quanto gli inquirenti ipotizzano anche dei rapporti con l’India. Intanto la Procura della Repubblica di Massa sta avviando una rogatoria internazionale per ottenere informazioni dalla Svizzera.
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