Secondo una segnalazione dei Carabinieri della Stazione di Borgo Val di Taro (Parma) giunta a Prefetto e Questore padre e figlio custodivano le armi, da loro regolarmente denunziate, in maniera ritenuta non conforme ed inoltre avevano 703 cartucce non denunziate. Successivamente all’intervento dei militari ad entrambi è stato fatto divieto di detenere qualsiasi tipo di arma e munizione ed è stata disposta la revoca della licenza di porto di fucile uso caccia. I provvedimenti sono stati impugnati ma nei giorni scorsi il Tar dell’Emilia Romagna, sezione di Parma, ha dato loro torto. La vicenda ha avuto inizio l’8 gennaio scorso quando i militari del Comando Stazione Carabinieri di Borgo Val di Taro, all’esito di una attività di controllo eseguita presso la loro abitazione hanno “rilevato che le armi erano custodite in un armadio-vetrina in legno e in una teca a muro (munita di vetro presumibilmente blindato), posizionati nel salotto di casa e in un armadio-vetrina posizionato in corridoio: mobilio rinvenuto aperto e con le chiavi inserite”, si legge nella sentenza: “Nel corso dell’ispezione i Militari accertavano che un fucile di proprietà del padre, montava la canna di un fucile di proprietà del figlio e che in un armadio erano presenti n. 703 cartucce a palla unica non denunziate”. Nel procedimento si è costituito anche il Ministero dell’Interno tramite l’Avvocatura dello Stato, la sentenza è stata emessa dal collegio giudicate composto dai magistrati: Germana Panzironi (Presidente), Marco Poppi (Consigliere, Estensore) e Massimo Baraldi (Referendario).

Borgotaro (Parma): armi custodite male e cartucce non dichiarate
s.p.



