Grazie al programma “VISITING JUNIOR SCIENTISTS” quattro ricercatori italiani al lavoro in Università straniere selezionati da ART-ER visiteranno centri di ricerca e laboratori della nostra regione per avviare rapporti di collaborazione scientifica.
Arrivano da San Francisco, Los Angeles e Durham e saranno in visita ad alcune prestigiose istituzioni di cura e di ricerca della regione Emilia-Romagna, per confrontarsi sulle soluzioni più innovative d’oltreoceano in merito alla cura e alla diagnosi di malattie importanti come il diabete, il tumore o l’afasia. Sono i quattro Visiting Junior Scientists, cioè ricercatori italiani residenti negli Stati Uniti che, sebbene tutti under 35, hanno già raggiunto prestigiosi traguardi nel loro percorso di ricerca.
ART-ER, la Società Consortile dell’Emilia-Romagna nata dalla fusione di ASTER e ERVET per favorire l’innovazione, l’attrattività e l’internazionalizzazione del sistema territoriale, li ha selezionati a seguito di una manifestazione d’interesse pubblica, offrendo loro la possibilità di venire in regione e di essere inseriti in un programma di scambio, dal quale si auspica possano nascere idee e collaborazioni per il futuro.
Saranno il Tecnopolo Mario Veronesi di Mirandola, l’Azienda Unità Sanitaria Locale-IRCCS di Reggio Emilia e il Rizzoli RIT di Bologna ad aprire le porte dei loro laboratori. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con ISSNAF- Italian Scientists and Scholars in North America Foundation, l’Associazione che raggruppa i ricercatori italiani che lavorano in Nord America.
“Il programma – dice Maria Grazia D’Angelo, Responsabile dell’Unità Competenze per l’Innovazione di ART-ER – si inserisce tra le attività che la Regione sta avviando sul tema dell’attrattività dei talenti, partendo dalle potenzialità che un mindset orientato alla mobilità internazionale può offrire ai giovani che sono impegnati in approfonditi percorsi di studio e ricerca post laurea. Non si tratta di negare il problema della fuga dei cervelli ma di spostare il focus della riflessione anche sulla capacità del territorio di attrarre i migliori studiosi internazionali, al lavoro su progetti di ricerca di frontiera. Un cambiamento di paradigma che crei le condizioni non solo per far entrare nuovi talenti da tutto il mondo ma anche per non perdere i contatti con chi ha scelto di lavorare all’estero ma è interessato a mantenere la relazione con il suo paese d’origine. Le reti e le associazioni di italiani all’estero sono in questo senso un interlocutore privilegiato per valorizzare l’eccellenza dei nostri giovani e arricchire il territorio di relazioni internazionali potenzialmente in grado di generare conoscenze innovative ma anche nuove opportunità di sviluppo economico”




