Accademia Carrara Bergamo. Dipinti italiani del trecento e del quattrocento

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Accademia Carrara Bergamo. Dipinti italiani del trecento e del quattrocento

catalogo completo
a cura di Giovanni Valagussa, Officina Libraria Editore.

110 schede per un numero di dipinti di poco maggiore dal 1300 al 1500, parte della collezione Carrara, suddivise per aree
geografiche (area toscana e centroitaliana; area veneta; area lombarda) con progressione cronologica. La storia di ogni
dipinto, la descrizione, la vicenda collezionistica, conservativa, espositiva fino alla fortuna critica e alla conferma o a nuove
proposte di tipo attributivo e cronologico.
Uno strumento aggiornato e necessario che pone luce su opere e autori importanti: da Sandro Botticelli a Lorenzo
Monaco, Benozzo Gozzoli e Cosmè Tura, da Jacopo e Giovanni Bellini ad Alvise Vivarini, Carlo Crivelli e Vittore
Carpaccio, da Vicenzo Foppa, Bonifacio Bembo al Maestro della Pala Sforzesca, da Mantegna a Bergognone.
Una ricerca fortemente sostenuta da Accademia Carrara come una delle fondamentali attività del museo, che trova
compimento, dopo anni di studi e di collaborazioni nazionali e internazionali con l’impegno di diversi studiosi sotto la guida
di Giovanni Valagussa, storico dell’arte e conservatore della Carrara, e che presenta informazioni documentate,
approfondimenti e attribuzioni oltre a una serie di curiosità. Un progetto editoriale realizzato grazie al sostegno di Rotary
Club Bergamo Città Alta.
Un’attenzione nuova verso il patrimonio, destinata agli specialisti e al pubblico, perché l’approfondimento condotto su ogni
dipinto rende possibile l’accesso alla letteratura prodotta nel tempo e alle novità, divenendo punto fermo nella vita del
museo. La pubblicazione di Dipinti Italiani del Trecento e del Quattrocento inaugura la sequenza dei cataloghi scientifici del
museo, opera che la secolare storia della Carrara non poteva non intraprendere, tanto più favorita dalla recente riapertura
del 2015, un vantaggio per quanto riguarda la condizione di conservazione delle opere molte delle quali protagoniste di
recenti e importanti restauri.
Lo schema del Catalogo prevede, per ciascuna scheda: testata con i dati ‘anagrafici’; descrizione del verso dell’opera
(scritte, cartellini, e altre informazioni di tipo tecnico o documentario, soprattutto relative al supporto); descrizione della
cornice; storia conservativa ed espositiva; osservazione iconografica; vicenda collezionistica e poi critica; conclusioni,
conferme o nuove proposte di tipo attributivo e cronologico.
Il museo per natura è il luogo di accesso a opere originali e proprio dal versante dell’osservazione fisica sono venute novità
sorprendenti. Al centro di queste l’eccezionale attribuzione ad Andrea Mantegna della Resurrezione di Cristo, opera entrata
nella collezione della Carrara nel 1866, grazie alla generosità di Guglielmo Lochis (che l’aveva acquistata nel 1846), e
creduta solo inizialmente del maestro ma poi ‘declassata’ e documentata come, alternativamente, di scuola, del figlio
secondo genito e/o copia. Grazie all’osservazione diretta, una starordinaria intuizione, l’accurata ricerca e documentazione
fatta di prove certe, indubbiamente riconducibile alla mano di Mantegna e databile al 1492-1493. L’opera, in seguito
all’attribuzione, è stata di recente oggetto di diverse analisi e studi scientifici e ora è sottoposta a un accurato intervento di
restauro, visibile in museo grazie a un piccolo padiglione allestito in Sala 2.
Altre attribuzioni e nuove datazioni spostano solo apparentemente di poco il corso della storia di opere e artisti, come il
riconoscimento dell’intervento diretto di Sandro Botticelli per Ritratto di Giuliano de’ Medici (punto di partenza della mostra
Le storie di Botticelli. Tra Boston e Bergamo in corso in Carrara fino al 28 gennaio 2019), creduto fino a ora un dipinto solo
della bottega, lo stesso per Giovanni Bellini e Paolo Veneziano; a Vittore Carpaccio Ritratto di gentiluomo fino a ora dato a
Gentile Bellini.
Due i confini cronologici: l’opera più antica di tutte, un’eccezionale Crocifissione con i due dolenti, si pensa di Grifo di
Tancredi, pittore fiorentino formatosi vicino a Cimabue ma che già conosce la croce di Santa Maria Novella di Giotto, fino
alla sorpresa di un’opera ‘moderna’, ovvero un probabile falso settecentesco di un pittore che imita lo stile cremonese di fine
Quattrocento.
Autori delle schede: Marco Albertario, Simone Baiocco, Martina Colombi, Lavinia Maddalena Galli, Sara Girelli, Valentina
Locatelli, Lorenzo Mascheretti, Daniela Parenti, Andrea Staderini, Jacopo Tanzi, Giovanni Valagussa; redazione di Patrizio
Aiello con la collaborazione di Martina Colombi e Sara Girelli per la bibliografia.

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