Lo scompenso cardiaco è la seconda causa di morte in Italia. Eppure, fra le malattie cardiovascolari, rimane la meno conosciuta e la più sottostimata.
A Bologna un incontro con l’obiettivo di affrontare l’urgenza, la severità e la progressione di una malattia troppo spesso scambiata per inevitabile conseguenza dell’invecchiamento. Ma anche per fare il punto sull’accesso ai servizi, sul ruolo dell’infermiere in un percorso condiviso tra ospedale e territorio nella presa in carico del paziente e sulle nuove opzioni terapeutiche
Bologna, 18 settembre 2018 – Accendere i riflettori su una patologia troppo spesso sottovalutata e che non sempre riceve tutta l’attenzione che merita: a Bologna un incontro con l’obiettivo di informare cittadini, pazienti e caregiver sulle sue caratteristiche e sull’importanza di rivolgersi tempestivamente ad uno specialista quando appaiono i primi campanelli d’allarme per iniziare un percorso terapeutico che, grazie anche alle nuove opzioni di trattamento, consente oggi una rinnovata qualità di vita.
Ancora poco conosciuto e sotto diagnosticato nonostante sia la seconda causa di morte in Italia, lo scompenso cardiaco è una patologia che colpisce quasi un milione di italiani, causando circa 190 mila ricoveri l’anno e compromettendo pesantemente la qualità della vita di coloro che ne sono affetti. Si tratta di una condizione nella quale il cuore non riesce a pompare in modo soddisfacente il sangue nel resto dell’organismo, colpisce oggi circa 80.000 cittadini in Emila Romagna. Nel 2016, sono stati quasi 16.000 i pazienti che in questa regione sono dovuti ricorrere ad un ricovero ospedaliero a causa dello scompenso cardiaco, con una degenza media superiore agli 8 giorni.
All’incontro sono intervenuti Gianni Forlani, Presidente di ICARO, Associazione Malati Scompenso Cardiaco, il Prof. Claudio Borghi. Direttore dell’Unità Operativa di Medicina Interna, Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare del Policlinico Universitario S. Orsola-Malpighi di Bologna, il Dott. Eugenio Cosentino, Responsabile Ambulatorio e Day Service Scompenso Cardiaco, Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare del Policlinico Universitario S. Orsola-Malpigh di Bologna, Virna Bui, Case Manager Percorso Scompenso Cardiaco, Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare del Policlinico Universitario S. Orsola-Malpighi di Bologna.
L’incontro è stata l’occasione per approfondire i dati legati all’epidemiologia, urgenza, severità e progressione di una malattia troppo spesso scambiata per inevitabile conseguenza dell’invecchiamento, all’accesso ai servizi, al ruolo dell’infermiere in un percorso condiviso tra ospedale e territorio nella presa in carico del paziente scompensato e alle nuove opzioni terapeutiche.
“Lo scompenso cardiaco cronico costituisce un problema rilevante di salute pubblica nei paesi Occidentali per la sua incidenza, le ripetute ospedalizzazioni e le elevate spese sanitarie che pesano in maniera importante sui Sistemi Sanitari. Costituisce infatti il primo DRG medico tra i ricoveri ospedalieri in Italia ed il costo diretto dello scompenso è compreso tra l’1 e il 3 % delle spese sanitarie totali. Ma si tratta – ha dichiarato il Dott. Eugenio Cosentino, Responsabile Ambulatorio e Day Service Scompenso Cardiaco, Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare del Policlinico Universitario S. Orsola-Malpighi di Bologna – di una patologia che ha un pesante impatto anche e forse soprattutto al di fuori del contesto ospedaliero, perché comporta un importante e progressivo decadimento della qualità di vita del paziente, progressione che va avanti inesorabile anche in apparente assenza di sintomi: per questo motivo è importante che il sistema possa mettere a disposizione del paziente tutte le armi per affrontare le sfide quotidiane che la patologia impone, dalle nuove opzioni terapeutiche che sono in grado di migliorare sensibilmente la qualità di vita del paziente, ad una rete ospedale-territorio in grado, come il nostro modello virtuoso di Bologna dimostra, di dare reale supporto non solo ai pazienti ma anche a chi se ne prende cura al di fuori dell’ospedale”.
Si tratta infatti di una malattia cronica severa che progredisce silenziosamente, anche in assenza di sintomi evidenti, esponendo il paziente ad un elevato rischio. Basti pensare che 1 paziente su 4 muore entro un anno dalla diagnosi. Come per tutte le patologie, conoscere i sintomi della malattia, le sue cause e i fattori di rischio aumenta le possibilità di arrivare ad una diagnosi precoce e di accedere in maniera tempestiva alla terapia. In questo senso la ricerca clinica ha compiuto passi significativi portando soluzioni terapeutiche sempre più innovative.
“Nelle vesti di Presidente sono convinto che l’Associazione ICARO potrà svolgere un importante ruolo nell’informazione delle strutture, degli operatori sanitari e dell’opinione pubblica al fine di diagnosticare la malattia più velocemente possibile per una cura mirata. Una diagnosi precoce infatti, oltre ad esaltare la professionalità dei medici, può soprattutto rappresentare un importante miglioramento della vita delle persone che soffrono di una patologia ancora oggi troppo poco conosciuta”, ha infine dichiarato Gianni Forlani, Presidente di ICARO, Associazione Malati Scompenso Cardiaco.



