
Era partita come una “semplice” indagine di peculato ai danni una società pubblica, ma le indagini sullo scandalo dell’Asm di Pavia, che stanno portando gli inquirenti italiani verso Lugano, si stanno allargando verso altri e diversificati settori: il commercio di rame, le transazioni finanziarie e il commercio di pesticidi e diserbanti. L’epilogo lo si è avuto nelle nelle settimane scorse quando è stato disposto l’arresto di quattro ex dirigenti dell’Asm di Pavia, una società multiutility il cui 95% è controllato direttamente dal comune della cittadina lombarda. Dopo le indagini della Guardia di Finanza l’accusa mossa contro i quattro funzionari è quella di peculato, si ipotizza che si siano appropriati di fondi pubblici. Una cospicua parte di questo tesoretto sarebbe stato custodito in una cassetta di sicurezza in una banca con sede a Lugano, ma per un goffo gesto di uno degli arrestati sarebbe emersa anche l’esistenza di un conto cifrato, anch’esso in una banca luganese. Una giacenza che sarebbe stata attiva da circa dieci anni e da cui sarebbero avvenuti prelievi un poco per volta. Questo dato sarebbe emerso dopo che uno degli arrestati, durante un colloquio avvenuto nel carcere di Pavia avrebbe cercato di consegnare ad un suo cognato, cittadino bosniaco, un biglietto che il detenuto aveva nascosto nelle mutande. Il particolare ovviamente non è sfuggito alle guardie, che hanno prelevato il “pizzino” facendo scattare ulteriori accertamenti, i quali portano anch’essi verso Lugano, in questo senso le indagini potrebbero allargarsi verso altri settori molto diversi tra loro, secondo indiscrezioni erano contenute informazioni circa una provvigione da 10 milioni di euro, relativa ad un’ingente cambio di valuta euro/dollari americani, la vendita di 12mila 500 tonnellate di rame e il commercio di diserbanti e pesticidi per un quantitativo di 12mila 500 tonnellate al mese.
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