
La casa d’aste Bolaffi oggi mette all’asta vari documenti verdiani, tra questi alcune missive autografe del Maestro che sono rappresentative del suo carattere e del suo rapporto con i luoghi in cui è nato e della sua schietta personalità. Tra i lotti in vendita, infatti, ci sono due lettere (prezzo 1500 euro) indirizzate a Giuseppe Demaldè, una datata 25 febbraio 1843 e l’altra senza data, in cui il compositore scrive: “Non so se verrò a Parma a porre in scena il Nabucco, come non so se andrò a Vienna. Questo dipenderà dalle offerte che mi faranno gli impresari…..Io sto assai bene a Milano”.
C’è una lettera (prezzo 800 euro) ad un “Caro Mereghelli”, datata 29 gennaio 1861, in cui lamentandosi di un articolo della Gazzetta di Parma Verdi dice: “La parola intrigo non esiste nel mio dizionario, io non ho fatto studi, non posso, né voglio fare una carriera politica”.
Un’altra missiva, o meglio un biglietto di auguri, rappresenta chiaramente il suo amore – odio con il paese in cui Verdi visse, è indirizzata ad un Carlo Piroli (prezzo 400 euro), datata 31 dicembre 1864. Scrive: “Impossibile trovar in Busseto carta ed inchiostro di buona qualità”.
Inoltre una lettera datata 30 luglio 1858 (mille euro) indirizzata a Vincenzo Jacovacci del Teatro Apollo di Roma, in cui si discetta del testo di “Un Ballo in Maschera”, affinché potesse essere accettato dalla censura borbonica in quanto inizialmente la rappresentazione era prevista al San Carlo di Napoli.
Vi è anche una lettera partita da Genova il 25 marzo 1893, che Verdi indirizza al Generale Carretto, comandante dell’XI Corpo d’Armata, a Bari, dove si lamenta di varie difficoltà che sta vivendo a Sant’Agata, riferendosi ad un misterioso “pancione!”.
C’è un cortese rifiuto a tale signor Denner che gli propone la realizzazione di un’opera (mille euro).
Una foto con dedica a Giulio Ricordi (4mila euro)
Tra gli altri cimeli in vendita, una fotografia autografa a 500 euro, tre battute musicali del 1896 (3mila euro), varie prove di firme (500euro). La chicca per i melomani sono dieci pagine del testo dell’Aida, con correzioni autografe al libretto di Antonio Ghislanzoni (prezzo 20mila euro).
Salvatore Pizzo




