Il “nero” ricavato dal famoso marmo di Carrara finiva in vari conti ticinesi, è il quadro investigativo al quale lavorano da ormai tre anni gli inquirenti della Procura della Repubblica di Massa, che già nei mesi scorsi avevano avviato ben 59 rogatorie internazionali verso la Svizzera. A queste richieste nei giorni scorsi ne sono state aggiunte almeno altre tre, il dato è confermato da alcune fonti giudiziarie. Come tutte le altre riguardano i conti aperti in banche ticinesi da aziende e imprenditori del settore del marmoreo. Gli inquirenti stanno verificando le modalità di vendita del marmo in particolare verso compratori indiani e cinesi, secondo l’accusa per evadere le imposte del fisco italiano il marmo veniva apparentemente venduto a prezzi bassi in Italia, mentre la differenza del reale valore, non contabilizzata, veniva pagata con bonifici che dall’Asia finivano su conti aperti in territorio svizzero. La Guardia di Finanza, in Italia, ha fino ad oggi sequestrato una gran mole di documenti e beni di vario tipo. Inoltre, si sta vagliando il contenuto di una gran quantità di intercettazioni telefoniche ed ambientali.
{fcomment}



