“Rallentare gli accordi fiscali tra Italia e Svizzera”

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“Rallentare gli accordi fiscali tra Italia e Svizzera”

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Alcuni settori “centristi” della maggioranza che appoggia il governo Renzi chiedono di rallentare gli accordi fiscali tra Italia e Svizzera, ciò dopo una recente decisione del Tribunale di Bellinzona che ha negato il rientro in Italia di alcuni capitali dell’Ilva di Taranto. Lo si evince da una nota del del Senatore Aldo di Biagio, del gruppo Area Popolare composto da Nuovo Centro Destra e Unione Democratica di Centro, che fa parte della maggioranza che sostiene il governo presieduto da Matteo Renzi. Dichiara il parlamentare: “Insieme al collega Micheloni è stata richiesta la messa in standby in commissione esteri della Ratifica ed esecuzione del Protocollo che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, la cui attuazione, allo stato attuale, non sembra apportare miglioramenti allo scenario fiscale, soprattutto dei cittadini italiani residenti e transfrontalieri ed in merito al quale continuano a sussistere dubbi che sono stati esposti al Governo il quale provvederà a dare riscontri in tempi celeri”. Spiega il parlamentare nella nota: “Come è stato evidenziato in commissione esiste il rischio che anche con l’approvazione dell’accordo sussista un sistema di doppia imposizione fiscale soprattutto in ragione della confusione normativa esistente sul fronte della legislazione finanziaria all’interno dei cantoni che non consente un approccio chiaro ed univoco sulla gestione di alcune tematiche di mutuo interesse come il fronte dello status fiscali dei cittadini italiani transfrontalieri senza trascurare quello della configurazione delle imposizioni fiscali su particolari categorie di immobili di proprietà di cittadini italiani”. Assimilabile a tale paradosso normativo – prosegue Di Biagio – “vi è quello relativo alla recente pronuncia del tribunale federale di Bellinzona che ha dato il diniego al rientro in Italia dei fondi che erano stati sequestrati dai magistrati di Milano in una delle inchieste sulla gestione dell’Ilva, malgrado l’ok della Procura di Zurigo, a conferma dunque della variabilità degli approcci nei confronti dei detentori italiani di risorse in Svizzera”. La situazione attuale – conclude – “sollecita dunque una maggiore cautela al fine di esorcizzare un inasprimento dei punti critici della bilaterale con la Svizzera su argomenti fiscali anche in ragione di precedenti che appaiono alquanto discutibili. Sarebbe il caso di mantenere un riserbo sulla completa attuazione dell’accordo almeno fino a quando la Svizzera non porrà termine al gioco dei “quattro cantoni” “.
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