
Ha anche un risvolto ticinese un’inchiesta condotta dalla Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Milano, Gaetano Ruta, che nei giorni scorsi ha chiesto il rinvio a giudizio di 14 persone. Tra loro c’è anche il nome di Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi (Istituto Nazionale Previdenza Giornalisti Italiani). L’indagine riguarda il crack della holding Sopaf, il presidente dell’ente previdenziale è accusato di truffa ai danni dell’Istituto di previdenza dei giornalisti e di corruzione perché per fatti inerenti la gestione del patrimonio dell’Istituto, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto 200mila euro “a titolo di remunerazione per il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio”. L’inchiesta è relativa ad una distrazione milionaria di fondi della holding, capitali che secondo la Procura di Milano sarebbero stati riciclati in Svizzera, ma anche in Austria, Madeira, Lussemburgo, Bermuda e Mauritius. Nell’ambito dell’inchiesta affidata agli investigatori della Guardia di Finanza, sono state esaminate anche le operazioni sul Fondo immobili pubblici (Fip). Secondo la Procura attraverso esse Camporese avrebbe “consentito” a Sopaf “di realizzare una plusvalenza (…) pari ad euro 7.600.000”, soldi finiti ad una controllata, Adenium Sgr Spa, che opera nel settore della gestione del risparmio. In cambio sarebbe stato “accordato” a Camporese “la somma di 25 mila euro l’anno” attraverso un incarico nel comitato consultivo di Adenium. Altri 145.550 euro, secondo un testimone, sarebbero transitati su un conto corrente aperto nel febbraio di due anni fa alla Bsi Lugano. Si tratterebbe del provento della vendita “in nero” di una casa a Padova. Camporese in un interrogatorio ha riferito: “Sono affermazioni false e calunniose. Io non ho mai versato soldi in nero nè ho mai ricevuto soldi da spalloni. Non ho mai venduto case a Padova (se non un negozio venduto dalla mia famiglia) e la mia quota di provento mi è stata regolarmente bonificata da mio fratello”. Il testimone aveva anche dichiarato di essersi recato “di volta in volta (…) a Lugano, firmavo l’ordine di prelevamento, lo lasciavo in banca, dalla banca provvedevano a far recapitare il denaro in contante a Camporese” grazie a “degli spalloni”. Il presidente dell’Inpgi ha definito queste affermazioni “falsità e calunnie”.
{fcomment}




