
Un tipologia di imbroglio che in Italia non tramonta mai, quella del finto benefattore svizzero che con l’aiuto di un complice dopo essere riuscito ad abbindolare la vittima di turno le porta via dei sodi. Evidentemente i truffatori usano questo trucco perché in Italia si è ben disposti verso gli svizzeri, quelli veri hanno fama di affidabilità e precisione. L’ultimo di quello che è un classico esitvo della truffa all’italiana è avvenuto a Spoleto, in Umbria, dove un’anziana signora è stata avvicinata da una donna e un uomo che si sono finti rispettivamente una “benefattrice svizzera” in cerca di un amico del padre a cui affidare 250mila euro da dare in beneficenza e un militare della Guardia di Finanza. La malcapitata si è vista chiedere informazioni sulla sede di una casa farmaceutica che aveva aperto una sede a Spoleto dove, era impiegato un amico a cui la truffatrice, dichiaratasi facoltosa imprenditrice svizzera, ogni anno affidava per conto di suo padre, una consistente cifra da devolvere in beneficenza, ciò oltre ad un fantomatico compenso personale come rimborso per doversi occupare di questo compito. A Spoleto non esistono sedi di case farmaceutiche, quindi l’anziana signora si è subito dichiarata ignara, ma guardacaso al momento del dialogo era presente un passante, il quale qualificatosi come un agente della Guardia di Finanza ha persino mostrato un tesserino falso. L’uomo ha anche finto di essere figlio di un medico del locale ospedale, quindi si è offerto di chiamare il padre per saperne di più sulla casa farmaceutica. Dopo una finta telefonata ha detto che la persona che la “benefattrice svizzera” cercava era deceduta da qualche settimana, quindi il finto agente ha prospettato la possibilità di devolvere ugualmente la cifr in beneficenza, presso un apposito ufficio dell’Ospedale di Spoleto, ma per farlo occorreva prima accreditarsi presso una banca locale. L’uomo si sarebbe così offerto di accompagnare la finta svizzera prima in banca e poi all’ospedale, chiedendo una cortesia all’anziana signora, quella di salire anche lei in macchina a causa dell’eccessiva gelosia della moglie, che mai lo avrebbe perdonato se lo avesse scoperto in compagnia di una giovane donna. Durante il tragitto la “svizzera” si è inventata che non potendo raccontare all’anziano padre della morte del conoscente, avrebbe a loro devoluto il compenso previsto per l’amico di famiglia, 40mila euro da dividere in due. Quindi l’uomo ha finto di prelevare 11mila euro da dare come garanzia per la successiva donazione di 250mila euro, ma non bastavano ce ne sarebbero voluti 20mila, la vittima senza rendersi conto dell’assurdità della situazione non ha esitato a contribuire offrendo i propri gioielli, ma una volta giunti all’ospedale di Spoleto dove non esiste alcun ufficio donazioni, l’hanno lasciata lì fino a quando non si è accorta che era tutto un imbroglio.
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