False fatturazioni,inquirenti svizzeri ad Ivrea

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False fatturazioni,inquirenti svizzeri ad Ivrea

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Inquirenti provenienti da Lugano si sono incontrati ad Ivrea ( Torino) con i colleghi a seguito di una rogatoria internazionale, relativa ad indagini che riguardano alcune società accusare di aver messo in atto un giro di false fatturazioni per evadere le imposte. Le inchieste italiane, svolte ad Ivrea e Rimini, fino ad oggi hanno ricostruito transazioni fittizie per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, ma altri episodi meritevoli di approfondimenti giudiziari sarebbero avvenuti in territorio svizzero. Un impulso alle indagini in Svizzera sarebbe avvenuto da recenti interrogatori di Pier Francesco Corrotto, ex sottufficiale della Guardia di Finanza poi diventato broker, da tempo trasferitosi a Lugano dove in passato fu anche fermato su richiesta della magistratura italiana e che nel novembre del 2014 ha patteggiato 4 anni di reclusione (con la sospensione condizionale). Il procedimento parte da un giro di false fatturazioni legate alle sponsorizzazioni delle gare di rally, ma poi le inchieste hanno portato ad altre scoperte tuttora coperte dal riserbo. Gli inquirenti ritengono che la presunta frode ha consentito ad alcune scuderie automobilistiche di reperire le somme necessarie allo svolgimento delle manifestazioni, comprese quelle per i compensi in nero di tutto il personale utilizzato per partecipare alle gare; gli sponsor ottenevano un vantaggio economico, perché a fronte di fatture “gonfiate” recanti costi fittizi, pagavano ai team una piccola percentuale dell’importo indicato in fattura. Pertanto, il vero servizio offerto dalle scuderie e dalle altre società che organizzano gli eventi, si sarebbe concretizzato in un “pacchetto di risparmio fiscale”. Gli inquirenti italiani all’epoca sequestrarono beni per complessivi 8 milioni di euro: due immobili, vari autoveicoli e motoveicoli, quote societarie, cassette di sicurezza, polizze assicurative, libretti di deposito presso sei istituti bancari. All’epoca fonti della Guardia di Finanza riferirono che: “Il sistema truffaldino è stato posto in essere attraverso tre società aventi sede legale a Coriano (Rimini) ed una appositamente costituita nel Delaware (USA), tutte facenti capo allo stesso soggetto che si è avvalso di altre persone di comodo della provincia di Torino e di un italiano residente in Svizzera quale “professionista” in grado di offrire preziosa consulenza sulle attività di riciclaggio in Svizzera dei proventi illeciti derivanti dal giro di fatture false, nonché reperendo prestanome compiacenti, ovviamente nullatenenti, sui quali trasferire la titolarità delle quote societarie e le connesse responsabilità amministrative e penali”.
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