
Sono andate a buon fine le rogatorie internazionali chieste dalla magistratura italiana, relativamente all’inchiesta “Fort Knox”, un colossale traffico d’oro che usciva illegalmente dall’Italia, prevalentemente attraverso il valico di frontiera di Chiasso. Inizialmente erano 118 le persone indagate dalla Procura di Arezzo, di cui ben 12 i ticinesi, poi il numero si è ridotto a 62. Le richieste di rogatoria internazionale per ottenere maggiori documentazioni ed elementi utili alle indagini, erano state presentate dal Pubblico Ministero Marco Dioni, titolare dell’inchiesta, dopo l’avvio delle indagini che risale al novembre del 2012. Secondo gli investigatori una volta che l’oro era in territorio svizzero finiva nella disponibilità di un gruppo di cui sarebbe stato riferimento il cittadino albanese Petrit Kamata. Gli inquirenti ritengono che l’oro veniva raccolto dai “Compro Oro” (agenzie di pegno) disseminati per lo più in varie zone del Sud Italia. Il metallo prezioso prima di arrivare in Svizzera veniva fuso in lingotti, l’operazione, stando agli inquirenti, avveniva nella villa di due presunti complici a Pieve di Maiano (provincia di Arezzo), poi per una lavorazione finale l’oro passava nelle mani di un altro orafo che agiva in un’altra villa anch’essa ubicata in Toscana, in località San Giovanni dei Mori, nel comune di Marciano della Chiana, sempre nell’aretino. Per questa vicenda il Tribunale penale federale di Berna in passato ha disposto anche un sequestro nei di beni e preziosi per un valore complessivo di150 milioni di euro. L’inchiesta fu denominata “Fort Knox”, prendendo spunto dalla località in cui ci sono i più blindati caveau d’America. Molti degli imputati in questi mesi hanno chiesto e si sono visti rifiutare la possibilità del patteggiamento della pena.
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