Ilva, le motivazioni del Tribunale di Milano

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Ilva, le motivazioni del Tribunale di Milano

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Sono state formalizzate nei giorni scorsi le motivazioni di una sentenza emessa lo scorso luglio dal Tribunale di Milano, relativa ad una presunta truffa ai danni dello stato italiano contestata al gruppo siderurgico Ilva spa, vicenda in cui, stando alle accuse, un ruolo importante sarebbe stato svolto dalla consociata ticinese Ilva sa. Secondo giudici di Milano la volontà del defunto Mario Riva, proprietario dell’Ilva che è deceduto alcuni mesi fa, e del figlio Fabio: “Era quella di realizzare un sistema” di “frode” “che potesse essere da loro interamente gestito e controllato, finalizzato a vendere a clienti esteri i beni prodotti”, dalle acciaierie di Taranto “ottenendo il pagamento in contanti” e nel contempo beneficiando delle agevolazioni pubbliche previste in Italia per le aziende che esportano e ricevono dilazioni nei pagamenti. Secondo le accuse sarebbe stato di 100 milioni il danno per lo stato italiano: il vice presidente d Ilva Fabio Riva ha avuto 6 anni e mezzo di carcere, l’ex presidente della finanziaria Eufinfrade, con sede a Massagno, Alfredo Lo Monaco a 5 anni, l’allora consigliere delegato dell’Ilva Sa, che all’epoca dei fatti aveva sede a Manno, Agostino Alberti a 3 anni di reclusione. Inoltre Riva Fire Spaè stata condannata a 1,5 milioni di euro di multa. Si tratta di una sentenza di primo grado, che potrebbe essere anche ribaltata nei successivi gradi di di giudizio. Il Tribunale di Milano ha anche disposto la confisca di beni mobili e immobili a tutti gli imputati fino a raggiungere la somma di 90,8 milioni di euro e un risarcimento “provvisionale” di 15 milioni da versare al ministero dello sviluppo economico, i giudici ritengono che il sistema “doveva consentire non solo la percezione del contributo ma anche la possibilità di trattenere all’estero quanto più denaro possibile”. Secondo i magistrati Ilva sa, la società con sede in Canton Ticino, sarebbe priva di una “reale struttura operativa” e sarebbe stata costituita con lo scopo di aggirare la normativa sull’erogazione di contributi pubblici per le aziende che esportano all’estero. La terza sezione penale del Tribunale di Milano ritiene che essa “non aveva alcuna autonomia ed era interamente eterodiretta dalla Ilva spa”, tesi che ha accolto l’ipotesi accusatoria sostenuta dai pubblici ministeri Stefano Civardi e Mauro Clerici. Stando alle contestazioni l’Ilva non avrebbe auto i requisiti per incassare fondi pubblici, in quanto veniva pagata dai clienti esteri con dilazioni che non oltrepassavano i 90 giorni.
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