
Quando una giornalista viene condannata per vicende inerenti l’attività professionale è sempre una sconfitta per l’informazione, per pura “curiosità” essendomi procurato copia della sentenza che riguarda la giornalista Silvia Mari De Santis, vice caporedattrice centrale dell’agenzia Dire, ho potuto apprendere che è stata condannata, in solido con editore e direttore, dalla magistrata Maria Carmela Magarò (Tribunale Civile di Roma Sentenza 5004/2025 pubblicata il 02/04/2025) al risarcimento danni e al pagamento delle spese legali, a seguito di una vertenza giudiziaria intentata da un cittadino, un padre, che ha lamentato una serie di condotte diffamatorie riguardanti la sua specifica vicenda personale che lo vede contrapposto all’ex coniuge e non specificatamente per l’inchiesta “Mamme Coraggio” di cui l’autorevole giornalista è stata autrice. Varie associazioni, istituzioni e singoli, con prese di posizione ufficiali esprimendo solidarietà alla giornalista hanno attribuito la condanna riferendosi a “Mamme Coraggio”, ma a meno che non esista una seconda sentenza siamo di fronte ad un equivoco. La magistrata ha accolto le doglianze espresse nel procedimento civile dall’avvocatessa Mirella Zagaria, che ha curato gli interessi dell’uomo parte offesa. Dare voce alle persone vittime di “violenza istituzionale” è sicuramente positivo, ciò vale sempre a prescindere dal genere, ci sono padri e madri, che subiscono il funzionamento dei procedimenti civili in cui spesso i figli minori vengono strumentalizzati e sottratti all’altro genitore. Sarebbe auspicabile che l’Ordine professionale, i sindacati di categoria e le associazioni, profondano sforzi affinché in sede parlamentare venga riconosciuta e tutelata, insieme a quella delle donne, anche la figura dei genitori di sesso maschile. Nel mio piccolo mi associo all’auspicio espresso da più parti rivolto all’editore dell’agenzia Dire affinchè si faccia carico per intero delle spese derivanti dalla decisione del Tribunale, così come non c’è motivo di dubitare che l’esposto disciplinare a carico della giornalista firmato dalla presidentessa Rita Fadda, della Lega Uomini Vittime di violenza, sarà valutato attentamente dagli organi competenti. La vicenda, a prescindere dal merito della specifica situazione, sta facendo emergere ancora una volta che esistono anche degli uomini vittima i quali, pochi o molti che siano, non possono essere considerati meno delle cittadine di sesso femminile coinvolte in problemi simili, realtà “nuova” che come operatori dell’informazione abbiamo il dovere di raccontare.
Salvatore Pizzo




