
Il successo conseguito dal fitto calendario di eventi legato alle celebrazioni del centenario della nascita dello scultore milanese Giancarlo Sangregorio, inserite nel progetto diffuso “Giancarlo Sangregorio. 100 anni (1925 – 2025). La pietra, il legno, i luoghi. Un viaggio tra le opere e i luoghi dello scultore” ideato e curato da Lorella Giudici e Francesca Marcellini, ha consentito la proroga di due importanti mostre: al MUSEC – Museo delle Culture di Lugano “GIANCARLO SANGREGORIO. UNA PASSIONE PRIMITIVISTA” la cui chiusura è prevista per il 7 settembre e al MA*GA di Gallarate “SANGREGORIO E LA LUCE”, aperta fino al 5 ottobre.
Fra le grandi esposizioni in corso è confermata fino al 5 ottobre la presenza delle opere di Sangregorio nelle prestigiose sedi della Grande Brera. Palazzo Citterio ospita Genesi di una stirpe (1959), una potente scultura in bronzo, dove le forme scavate e corrose evocano corpi svuotati dal dolore della guerra, mentre nel loggiato del cortile d’onore della Pinacoteca di Brera sono esposte il nucleo di opere emblematiche fra cui l’Arca del tesoro (1981), un’opera in marmo, legno di cedro e vetro che custodisce sfere, anelli e coppelle in pietra, sintesi di forme assolute e di geometrie plastiche; Fortezza (1996) che mette in dialogo la pietra ollare grigia e il marmo brasiliano bianco in una tensione tra opposti; Arca (1981), un’antica cassa dai legni poveri e vetri fragili che racchiude elementi identitari in marmo e legno e Uomo con agnello (1947) dalle linee sintetiche e quasi cubiste, che raffigura un uomo totemico, simbolo sacrificale, ma anche eco di una guerra appena finita.
Nella mostra al MUSEC di Lugano è documentata l’attività di Sangregorio come scultore e collezionista di arte etnografica con due pezzi di arte oceanica, maschere rarissime della sua prestigiosa collezione, modelli presenti anche al Metropolitan Museum di New York. È inoltre esposta una sua opera ispirata al tema del primitivismo dal titolo Figure-archetipi (1986 – 1987), che rappresenta lo sviluppo iconico di una ricerca avviata a partire dagli anni Ottanta.
Il MA*GA di Gallarate, con le opere presenti nelle sue collezioni: Equilibri (1983), Rotazioni verticali (1977) e Impronta (1983), approfondisce il concetto di luce, una “luce lombarda” come l’artista la definisce nei suoi appunti. Sangregorio incorpora la luce nella materia, facendone un principio duale, un gioco continuo tra pieno e vuoto, tra visibile e invisibile. Il progetto espositivo ricostruisce e documenta anche la mostra personale che Giancarlo Sangregorio tenne presso la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate nel 1988, andando a completare il racconto delle relazioni storiche tra museo e artista.
L’ambizioso progetto “Giancarlo Sangregorio. 100 anni (1925 – 2025). La pietra, il legno, i luoghi. Un viaggio tra le opere e i luoghi dello scultore” nella sua completezza coinvolge musei, spazi pubblici di Milano, Varese, Lugano, comuni sulle sponde del Lago Maggiore lombarda e piemontese.




