In passato i cronisti di nera e giudiziaria quando dovevano dare notizia dell’uccisione della moglie da parte del marito (e viceversa) definivano il delitto un uxoricidio, negli ultimi anni il gregge del cosiddetto “politically correct” ha coniato e imposto il termine “femminicidio”, ciò per affermare più puntualmente che esistono donne vittime della violenza di genere, dato che nessuno nega, ci mancherebbe. Nel contempo nessuno o quasi si preoccupa di affermare che esiste anche un fenomeno opposto, di non poca rilevanza numerica, quello degli ammazzamenti di uomini da parte di mogli, fidanzate, compagne…., anzi c’è l’evidente odiosa tendenza a censurare queste uccisioni perché parlarne non è “trendy”, il caravanserraglio (pseudo) femminista ha creato un’onda emotiva inducendo i decisori politici a varare misure di tutela sociale solo per le vittime di sesso femminile discriminando quelle di sesso maschile. Lo stesso discorso vale ovviamente non solo quando si parla di uccisioni ma anche quando vengono perpetrate altre forme di violenza “di genere”.
Altra grave forma, censurata, di maschicidio in questo caso non afferente alla violenza fisica è la rendita parassitaria da separazione o da divorzio a sfavore degli uomini che ne porta tanti all’indigenza assoluta, molti divorati dalla povertà estrema arrivano anche al suicidio. Il tutto in nome della legge che non tutela, anzi colpisce, questi uomini.
Nessuno, o quasi, parla del dramma di tanti padri separati ai quali viene semplicemente vietato di frequentare i figli, odiosa pratica che colpisce direttamente anche i più piccoli privandoli di un genitore.
Questo blog nel proprio piccolo a differenza di altri può permettersi di scegliere di non essere “politically correct” e quindi dà spazio anche alle violenze subite dagli uomini facendo una scelta giornalistica non di tendenza….
Salvatore Pizzo



