Trasfrontalieri, redditi da smart working tassati in Svizzera

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Trasfrontalieri, redditi da smart working tassati in Svizzera

Il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze del governo italiano, interpellato dalla deputata comasca Chiara Braga, si è espresso in merito alla tassazione dei redditi dei lavoratori trasfrontalieri generati dalle attività di smart working che gli stessi, a causa del emergenza Covid 19, stanno effettuando per datori di lavoro svizzeri dalle loro residenze ubicate in territorio italiano.
La deputata attraverso i social network ha dichiarato: “Dal Dipartimento fanno sapere che in queste settimane sono stati conclusi accordi interpretativi con diverse controparti estere quali Austria, Francia e Svizzera, volti a stabilire che il regime di tassazione applicabile nel periodo di lockdown rimanesse quello previsto dagli accordi ordinari già vigenti, anche nel caso in cui il lavoro sia stato esercitato da remoto”. Dalla lettera di risposta, si apprende anche che è stato concluso un accordo interpretativo della convenzione risalente al 1976, tra Italia e Svizzera, al fine di non determinare doppie imposizioni “In base all’accordo raggiunto, Italia e Svizzera hanno convenuto – ha fatto sapere Braga– di continuare ad applicare la disciplina fiscale ordinaria contro la doppia imposizione e in favore della compensazione finanziaria verso i Comuni italiani di confine anche quando il lavoratore non si reca fisicamente in Svizzera per svolgere la propria attività lavorativa, operando quindi quindi in modalità smart working”.
Stando così le cose il lavoro seppur effettuto in Italia, a domicilio, e per conto di un datore di lavoro svizzero vengono considerati giorni di lavoro che producono reddito che continuerà a essere imponibile in Svizzera. “Segnalo inoltre che le disposizioni dell’accordo – ha puntualizzato Braga – si applicano dal 24 febbraio 2020 e sono ad oggi ancora in vigore in quanto, a partire dal 30 giugno 2020, è stato previsto un rinnovo automatico mese per mese che durerà fino a quanto l’ultimo tra i due Stati, Italia o Svizzera, avrà posto fine alle misure governative che limitano o sconsigliano la normale circolazione delle persone”.

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